Padre Puglisi: mons. Lorefice (Palermo), “non può e non deve essere ridotto ad una cornice agiografica”

Don Pino Puglisi “non può e non deve essere ridotto ad una cornice agiografica: faremmo del male a lui, al mondo e alla Chiesa”. A mettere in guardia dal rischio che la figura di padre Puglisi divenga “un santino” è stato mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che all’incontro organizzato stasera a Roma a 25 anni dall’uccisione di “3P” per mano della mafia ha “restituito” il clima del viaggio del Papa a Palermo, di cui è stato l’organizzatore. Il Papa, ha fatto notare il presule, nei suoi viaggi apostolici in Italia “sta consegnando un disegno alla Chiesa italiana e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: don Mazzolari, don Milani,  don Zeno,  don Tonino Bello, padre Puglisi sono tappe di un itinerario di vescovi che hanno fatto sul serio: molto diversi per provenienza, collocazione, storie di vita, hanno avuto però tutti un’adesione libera, consapevole, appassionata al Vangelo. Uomini che hanno scelto di essere discepoli di Cristo, non per convenienza o per carriera”. “A Palermo, il Vangelo si testimonia sempre con la vita e addirittura con l’effusione del sangue”, ha fatto notare Lorefice, secondo il quale “don Pino non è posizionabile dentro un modello sacerdotale. Don Pino è un uomo che compie una scelta: il fondamento di tutta la sua esistenza è il Vangelo, che impregna la sua umanità”. “Un prete non può avere un modello confezionato, neanche nella stessa diocesi”, ha fatto notare Lorefice, definendo quella di don Pino “una santità del pianerottolo” portata avanti da un “uomo della coerenza, un uomo libero che dispone di se stesso perché ha una meta, dei valori. Non era un prete antimafia, nessuno lo conosceva. Il suo stile fa essere la comunità cristiana alternativa: presente nel territorio, ma di una presenza libera e liberante”.

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