Chiese orientali: card. Sandri a mechitaristi, “chiamati a portare i segni della Croce”

“Il monaco esalta la Croce di Cristo, perché si sente come il tralcio che non può portare frutto se non rimane innestato nella vite: ogni opera, per quanto meritoria, rimane esaltazione di se stessi e delle proprie capacità se non è pensata e vissuta come un modo di far portare frutto la nostra esistenza a partire dal dono della vita di Cristo, di cui dobbiamo continuare a nutrirci dentro l’esperienza viva e concreta della Chiesa”: lo ha detto il card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, durante la Divina Liturgia svoltasi ieri a Venezia, a conclusione del III Centenario della Congregazione Armena Mechitarista (Cam). “Siamo chiamati a portare i segni della Croce, quelli della rinuncia a noi stessi per poter fiorire e portare frutto in Dio”, ha aggiunto il prefetto richiamando l’esempio di Mechitar, fondatore della congregazione. “Mechitar, attraverso la riscoperta della vita monastica, è diventato padre restituendo lo sguardo e la consapevolezza sull’immenso tesoro della letteratura armena, quasi continuando in un modo e un tempo nuovo quanto era stato fatto con il dono dell’alfabeto da San Mesrob Mastoc e la prima Bibbia tradotta nella lingua del popolo armeno: siatene autentici eredi”. Da qui l’esortazione del card. Sandri a essere ognuno “custode di una lettera dell’alfabeto: da sola non serve a nulla, ma soltanto nella comunione tra di voi le diverse lettera possono comporsi e realizzare testi poetici, lodi di Dio, studi teologici, commenti letterari. Solo nella comunione e nell’armonia c’è la possibilità di potersi esprimere, pena l’irrilevanza e l’incomunicabilità, anzitutto tra noi prima che di fronte al mondo, che tanto attende dalla vostra testimonianza”.

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