Vescovi europei: preghiera per le vittime degli abusi. Card. Nichols, “apriamo i nostri cuori alla loro rabbia sofferta”

(da Poznań) – “Oggi, festa della Madonna Addolorata, ricordiamo tutti coloro che nelle nostre comunità e nelle nostre società gridano nel dolore, nella rabbia e nella frustrazione. L’elenco è lungo. Il loro sgomento intenso”. I vescovi europei pregano per le vittime degli abusi. Lo fanno nella Messa che è stata celebrata questa mattina nella cappella del seminario di Poznań, nell’ambito dell’Assemblea plenaria dei presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). È il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate della Chiesa di Inghilterra, a pronunciare l’omelia. “Apriamo i nostri cuori – afferma – non solo alla voce gioiosa dei fedeli ma anche alla rabbia sofferta di coloro che vogliono essere ascoltati. Mettiamoci in ascolto. Ascoltare, ascoltare di nuovo, con grande discernimento; prestare attenzione e imparare. Solo allora sapremo come rispondere al meglio. La loro è la voce di Cristo, che ci grida da un deserto. A te, o Signore, apriamo i nostri cuori. Lascia che il nostro grido venga a te”. Nichols ripercorre con i vescovi gli avvenimenti che hanno scosso la Chiesa e l’opinione pubblica negli ultimi mesi. Parla del viaggio di Papa Francesco in Irlanda e della “voce rabbiosa dei sopravvissuti agli abusi”. Le notizie dalla Pennsylvania hanno aggiunto “sgomento e critiche, così come lo svolgersi degli eventi attorno al cardinale McCarrick. Era sconvolgente, per non dire altro”, confessa Nichols. Ricordando, quindi, la grande testimonianza lasciata da Papa Francesco in terra irlandese, il cardinale Nichols invita i presidenti di tutte le Conferenze episcopali europee a mettersi in ascolto delle vittime: “È la voce della sofferenza, della rabbia, della condanna. È la voce di coloro che hanno subito abusi e maltrattamenti all’interno della comunità della Chiesa, la voce di coloro che noi, pastori, abbiamo deluso perché non siamo riusciti a proteggerli dai lupi in mezzo a noi”. Solo quando “quella voce è veramente ascoltata nella famiglia della Chiesa, anche noi cominciamo a conoscere quella sofferenza, afferrare un po’ del loro fardello, e portare il peso della nostra vergogna e del nostro dolore”.

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