Papa a Piazza Armerina: no al “quieto vivere”, “andate per i vicoli”. Carità “non è filantropia”

foto SIR/Marco Calvarese

No al “quieto vivere”, sì ad una “Chiesa della carità missionaria”, che sappia “prestare attenzione al servizio della carità che oggi è richiesto dalle circostanze concrete”. È la ricetta del Papa per Piazza Armerina. “I sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i fedeli laici sono chiamati a sentire compassione evangelica – parola chiave, quella che sentiva Gesù – per i tanti mali della gente, diventando apostoli itineranti di misericordia nel territorio, ad imitazione di Dio che è tenerezza e vuole condurci a un’itineranza costante e rinnovatrice”, la missione affidata dal Papa a questo angolo di Sicilia: “Con semplicità andate per i vicoli, i crocicchi, le piazze e i luoghi di vita feriale, e portate a tutti la buona notizia che è possibile una convivenza giusta, piacevole e amabile, e che la vita non è oscura maledizione da sopportare fatalisticamente, ma fiducia nella bontà di Dio e nella carità dei fratelli”.

“È importante favorire nelle parrocchie e nelle comunità la carità evangelica, la solidarietà e la sollecitudine fraterna, rifuggendo la tentazione mondana del quieto vivere, del passarla bene, senza preoccuparsi del bisogno altrui”, il monito di Francesco, che ha esortato le migliaia di fedeli presenti a “proseguire nel vostro servizio ecclesiale che si esprime in opere concrete: centri di ascolto Caritas, mense e rifugi per i fratelli più sfortunati, strutture per ospitare Gesù profugo e spaesato e case d’amore per gli anziani spesso soli e scoraggiati”. “Ma per favore non lasciateli soli gli anziani, i nostri nonni!”, seguito da alcune parole a braccio: “Loro sono la nostra identità, le nostre radici, e noi non vogliamo essere un popolo sradicato. Curare gli anziani, curare i vecchi, curare i nonni! E che i giovani parlino con i nonni, così prenderanno le radici”. “Non dimenticate che la carità cristiana non si accontenta di assistere”, ha precisato il Papa: “Non scade in filantropia – due cose diverse, carità cristiana e filantropia ma spinge il discepolo e l’intera comunità ad andare alle cause dei disagi e tentare di rimuoverle, per quanto è possibile, insieme con gli stessi fratelli bisognosi. Integrarli nel nostro lavoro”.

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