Papa a Piazza Armerina: mons. Gisana, vogliamo “essere poveri in difesa degli ultimi”

“Vogliamo essere di Gesù e seguire il Vangelo senza alcuna giustificazione, cercando di non far perdere neppure un apice delle parole che sono nate dal cuore di Colui che abbiamo scelto come Signore della nostra vita”. È il saluto di mons, Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, al Papa, arrivato in auto a Piazza Europa e accolto da migliaia di persone. “La crisi di fraternità, che sta attraversando la Chiesa, mettendo a dura prova ciò che le è peculiare nella sua testimonianza di fronte al mondo, condiziona notevolmente l’impegno missionario cui essa è chiamata”, l’analisi del presule, secondo il quale “la Chiesa non può e non deve distogliere il suo sguardo da Gesù che invita a compiere una scelta radicale: essere povera tra i poveri e per i poveri”. “Non basta aiutare quanti sono nel bisogno”, ha specificato Gisana: “È necessario avvicinarsi a loro, sospinti dalla certezza di condividere un sentimento: quello del messia che è la commozione viscerale. L’attenzione ai poveri nasce infatti da questo sentimento che si forma nella misura in cui si fanno scelte autentiche di povertà. Se Gesù pone al centro del suo programma pastorale i poveri, ciò accade perché egli è il messia che rivela all’umanità la tenerezza di Dio e soprattutto il modo con cui egli inaugura una signoria straordinaria, quella che prende le mosse dai piccoli, dagli emarginati, dagli esclusi dell’umanità”.

“Esseri poveri nella credibilità dei gesti”, l’impegno assunto dal vescovo di fronte al Papa: “È quanto vogliamo esprimere per sostenere la nostra gente che sperimenta un inusitato stato depressivo, causato ad intra da una forma incongruente di rassegnazione e ad extra dalla forza demoniaca delle mafie. Essere poveri nella testimonianza della parola: è quello che ci proponiamo in ascolto permanente della parola di Dio. Essere poveri in difesa degli ultimi: è l’impegno che ci conforma a Gesù, con quell’attenzione che non soltanto supera le discriminazioni di razza, cultura o religione, ma rivela altresì la forza coesiva del vangelo, quella forza che spinge al dialogo e al rispetto delle differenze. Essere poveri nella sobrietà della vita: è uno stato di testimonianza che pone le basi per vivere dignitosamente il monito di Gesù: ‘gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’”. “Il Suo monito sulla povertà della Chiesa, a partire da quell’espressione profetica: ‘Come vorrei una Chiesa povera per i poveri’, è diventato per noi una scelta di vita, un cammino di santità accanto al beato Pino Puglisi, di cui ricordiamo il martirio, e ai nostri testimoni di fede”.

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