Papa a Palermo: ai giovani, “la vita non si fa a colpi di vernice”. No alla “rassegnazione”, “non siate giovani sradicati, gassosi”. Siate “albe di speranza” e “parlate con i vecchi”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Abbiamo bisogno di uomini e donne vere, non di persone che fanno finta di essere uomini e donne”. È l’appello rivolto ai giovani, nella parte finale del “botta e riposta” in piazza Politeama, ultimo momento pubblico del viaggio in Sicilia, prima di ripartire alla volta di Roma. “Abbiamo bisogno di uomini e donne veri – ha proseguito Francesco – che denunciano il malaffare e lo sfruttamento, che vivono relazioni libere e liberanti, che amano i più deboli e si appassionano di legalità, specchio di onestà interiore. Abbiamo bisogno di uomini e donne che fanno quel che dicono, dicendo no al gattopardismo dilagante”. “La vita non si fa a colpi di vernice, ma nel compromesso, nella denuncia, nel giocarsi la vita, i propri sogni, nei propri ideali”, ha ammonito il Papa. “Siete chiamati a essere albe di speranza”, la consegna di Francesco: “La speranza sorgerà a Palermo, in Sicilia, in Italia, nella Chiesa a partire da voi. Voi avete nel cuore e nelle mani la possibilità di far nascere e crescere speranza. Per essere albe di speranza bisogna alzarsi ogni mattina con cuore giovane, speranzoso, lottando per non sentirsi vecchi, per non cedere alla logica dell’irredimibile, quella logica perversa – è il pessimismo – secondo cui non c’è salvezza per questa terra. No! No al fatalismo, no al pessimismo, e sì alla speranza cristiana”.

“Per favore, no alla rassegnazione!”, l’invito del Papa: “Un giovane non può essere rassegnato. Tutto può cambiare”, anche nel “tempo di crisi” che “stiamo vivendo”: “Tante piccole guerre ma un mondo in guerra, tanti problemi finanziari ma i giovani senza lavoro”. “Sono un giovane con radici o sono un giovane sradicato, gassoso?”, la domanda suggerita da Francesco ad ognuno dei presenti: “Sei radicato nella cultura del tuo popolo, nei valori del tuo popolo, della tua famiglia, o sei un po’ gassoso, senza fondamento, senza radici?”. Le radici, per il Papa, si possono incontrare “nella vostra cultura, nel dialogo con gli altri, ma soprattutto: parlate con i vecchi”. “Ascoltate i vecchi, litigate con i vecchi e loro incominceranno a dirvi cose interessanti, che vi daranno forza per andare avanti, magari diversamente”. “Un giovane che non ha appartenenza è un giovane senza identità, senza faccia”, ha ribadito Francesco: “In tempo di crisi, dobbiamo sognare, dobbiamo metterci in cammino, servire gli altri, essere accoglienti, essere giovani di incontro. Giovani con la speranza, col futuro nelle mani e che prendono dalle radici la capacità di far fiorire speranza nel futuro”. “Non siate sradicati, gassosi, perché senza radici non avrete appartenenza e non avrete identità”, la raccomandazione del Papa: “Mi piace vedervi nella Chiesa portatori gioiosi di speranza, della speranza pasquale che supera il peccato e la morte. Io non vi dirò che siete santi, siete peccatori come me, come tutti, ma è la forza del Signore che ci aiuta ad andare avanti. Sogniamo e viviamo insieme una Chiesa della speranza, della gioia, di un’appartenenza a un popolo, di una famiglia, che sa prendere dalle radici la forza per fiorire e dare frutto”.

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