Cortile di Francesco: p. Gambetti (custode Sacro Convento), “armonia nella pluralità” dove “nessuno è inferiore, straniero o escluso”

E’ stato presentato questa sera ai giornalisti, nella Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, il programma con le novità del Cortile di Francesco che si svolgerà ad Assisi il prossimo 21 e 22 settembre coinvolgendo più di 40 relatori in ben 32 incontri. Il tema della manifestazione, “Differenze”, sarà sviluppato dai partecipanti attraverso 6 sezioni: l’uomo e l’ambiente, l’arte, la letteratura, l’economia, la geopolitica e la comunicazione. L’apertura della quarta edizione della manifestazione culturale si terrà dopo l’incontro con i media ed è affidata, in una sorta di anteprima, al presidente del Pontificio Consiglio della cultura, card. Gianfranco Ravasi, e al giornalista Rai, Angelo Mellone. L’evento si ispira al Cortile dei gentili, ideato dal Pontificio Consiglio della cultura per iniziativa del card. Ravasi con l’obiettivo di promuovere il dialogo tra credenti e non credenti. “Da subito, nella più genuina tradizione francescana – spiega il custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti – il Cortile di Francesco propone un umile approccio: Dio, questo Sconosciuto. Nell’edizione successiva, porta all’attenzione del mondo ciò che ci accomuna ed è nel cuore di Dio: Umanità. Nel terzo appuntamento, invita a volgere lo sguardo alla storia dell’uomo, di ogni uomo: Cammino. Quest’anno, intende valorizzare le peculiarità dell’essere: Differenze, candidandosi definitivamente a divenire il luogo che tutti accoglie”. Al Cortile di Francesco, prosegue, i “differenti” possono trovare “una tenda sotto la quale aprirsi reciprocamente all’ascolto e alla comunicazione” ed “è possibile fare un’esperienza di incontro con l’altro da noi. L’incontro nel segno di un abbraccio”. “Ogni volta che pensiamo ad una nuova edizione del Cortile di Francesco – conclude p. Gambetti -, abbiamo nel cuore lo spirito di fraternità del Poverello di Assisi: nessuno inferiore, nessuno straniero, nessuno escluso, nessuno uguale; tutti poveri; tutti pellegrini e forestieri; tutti soli; tutti degni”. Si tratta insomma di “sperimentare l’armonia nella pluralità”.

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