Cortile di Francesco: card. Ravasi, dialogo interreligioso “è indispensabile e deve essere condotto non come duello ma come duetto”

Il dialogo interreligioso “è indispensabile e deve essere condotto non come duello ma come duetto”. Così il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che questa sera ha aperto ad Assisi la quarta edizione del Cortile di Francesco sul tema “Differenze”. “Qual è la religione, la cultura con cui abbiamo più difficolta? Forse quella dell’islam che ha le differenze più marcate – ha osservato il cardinale rimarcando che – la differenza è un valore ma per scoprirlo richiede esercizio, è una grammatica dell’anima”. Soffermandosi quindi sul fondamentalismo, che “non è solo islamico ma ultimamente si è presentato in questa religione con il suo volto più terribile”, il porporato ne individua tra le ragioni la mancanza di ermeneutica dei testi sacri. “L’esercizio dell’interpretazione del testo – spiega – è fondamentale perché il testo per il credente è Parola di Dio ma passa pur sempre attraverso parole umane”. La tradizione musulmana “non riconosce l’incarnazione: per loro Dio è totalmente alto, tutto è trascendente e l’uomo è una pozzanghera d’acqua. Per loro l’incarnazione è una bestemmia”. Ulteriore elemento di diversità “il confronto con la modernità: l’islam non è una religione storica come le religioni ebraica e cristiana. Questa visione teologica rende problematico il rapporto ma noi – prosegue il porporato – dobbiamo tentare di condurre anche loro a un esercizio che descrivo con due parole dal suono simile ma etimologicamente molto diverse: duello e duetto”. Da un lato il duello: “chi ha la spada più forte vince. Il fondamentalismo adotta questo modello”, ma “noi per primi dobbiamo essere consapevoli che nella comunità umana ciò che deve esistere è il duetto. In musica che cosa c’è di più diverso di un duetto tra un soprano e un basso? Ognuno conserva la propria identità ma alla fine le loro voci riescono ad intrecciarsi si intrecciano in un’armonia”. Per Ravasi occorre dunque “sottrarsi alla tentazione di estrarre la spada ed entrare nell’armonia del duetto. La tradizione mistica musulmana può essere di aiuto”. Il dialogo interreligioso, conclude, “è indispensabile e deve essere condotto non come duello ma come duetto”.

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