Italia: ricerca Iref, cinque macroregioni tra divari territoriali, sviluppo e declino

Non una ma cinque. Sono le Italie disegnate dalla ricerca Iref presentata a Trieste nel corso del 51° Incontro nazionale di studi delle Acli che si chiude domani. Un Paese dunque dai cinque volti, specchio, ognuno, delle scelte elettorali dello scorso 4 marzo. Nel Settentrione emergono tre aree con un profilo ben delineato. Anzitutto i Poli dinamici (in verde nella cartina), ossia 9 province caratterizzate da una crescita asimmetrica: Milano, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna, Rimini e Roma). Quindi le Comunità prospere (13, in giallo), nelle quali si riscontra un migliore equilibrio sociale e, perciò, un benessere diffuso. Si tratta di Valle d’Aosta, Belluno, Biella, Bolzano, Cuneo, Firenze, Forlì-Cesena, Padova, Siena, Trento, Treviso, Udine, Verona. Infine i Territori industriosi, un nutrito gruppo di province (40, in blu), disseminato a macchia di leopardo nelle regioni del Nord dove, tra luci e ombre, si oppone una strenua resistenza al progressivo declassamento del Paese. Scendendo verso Sud il panorama muta decisamente: fatto salvo il caso estremo di Roma (allineata per molti aspetti ai Poli dinamici), vi è una fascia di province centrali che, insieme alla Sardegna e ad alcune province meridionali, ricadono nel gruppo dei territori depressi (25 unità, in grigio): è l’Italia che subisce un lento declino sociale. Tra le province Lecce, Ragusa, ma anhe Latina, Rieti, Viterbo, Frosinone, Imperia e Massa Carrara. Rappresentato in rosso il gruppo del Sud fragile: 23 province meridionali – tutte quelle calabresi, campane e la maggioranza di quelle siciliane e pugliesi – che, complice la recessione, versano in una condizione di profondo disagio. “Un Sud – si legge nella ricerca – che non ha ancora dato cenni di reazione alla crisi”.

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