Corruzione internazionale: Carnevali (Transparency International Italia), “l’Italia è nel gruppo dei migliori” per il contrasto

“Gli sforzi normativi degli ultimi anni e la crescente efficacia di procedure e Guardia di Finanza nel perseguire i reati di corruzione hanno portato l’Italia nel gruppo dei migliori” per le attività di contrasto attive verso le società che corrompono all’estero. Così il presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali, commenta quanto emerge dal report “Exporting Corruption – Assessing Enforcement of the Oecd Anti-Bribery Convention”, diffuso oggi da Transparency International. L’Italia ha migliorato la sua situazione circa l’attuazione dei principi contenuti nella Convenzione Ocse contro la corruzione internazionale ed è stata classificata nella categoria “attiva”, quella di più alto livello. “Questo – prosegue Carnevali – non significa che le aziende italiane, o quelle dei Paesi nella stessa fascia di classifica, si comportino meglio delle altre, ma che il sistema repressivo si è dimostrato più efficace di altri”. Nel periodo 2014-2017, infatti, l’Italia secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia ha aperto 27 indagini e 16 casi e concluso 6 casi con sanzioni.
Inoltre, viene sottolineato come positivo il fatto che nel 2017, il Parlamento italiano ha approvato la nuova legge sulla protezione degli informatori (whistleblower), che si applica principalmente alla protezione dei dipendenti del settore pubblico. Nel rapporto vengono però individuate alcune inadeguatezze che riguardano il quadro giuridico, il sistema giudiziario e la mutua assistenza giudiziaria (Mla). In particolare, “nonostante la maggiore durata dei termini di prescrizione, il fatto che le limitazioni continuino ad avere effetto in tutte e tre le fasi giudiziarie può significare che i giudizi finali non saranno raggiunti entro i tempi consentiti”. “L’incidenza dei casi prescritti – viene rilevato – è più alta nei casi correlati alla corruzione rispetto ad altri tipi di reato”. Inoltre, “l’Italia è tra i Paesi con il più alto numero di casi pendenti e la durata più lunga dei procedimenti”. Nel report viene evidenziato che “a partire dal 2016, vi è stata una significativa carenza di magistrati, nonché di personale ausiliario” e che “la mancanza di un database centrale aperto e facilmente accessibile di informazioni su indagini e casi rimane un problema importante”. A ciò si aggiunge il fatto che “persistono ancora difficoltà per quanto riguarda il monitoraggio dei flussi finanziari attraverso i normali meccanismi di rogatoria e l’identificazione dei beneficiari che operano sotto il segreto aziendale”.
Oltre a intensificare gli sforzi di applicazione, Transparency International Italia raccomanda per il nostro Paese di “estendere al settore privato le tutele per chi segnala corruzione sul posto di lavoro, i cosiddetti whistleblower”, “implementare una riforma più ampia del sistema di giustizia penale”, “rivedere ulteriormente le norme sui termini di prescrizione” e “garantire materiali e risorse umane adeguate all’interno del sistema giudiziario”.

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