Migranti: Como, trasferimenti dal Centro governativo verso Torino e Bologna. Bernasconi (Caritas), “preoccupa una possibile chiusura”

Settanta migranti sono stati trasferiti questa mattina dal Centro di via Regina a Como – gestito dalla Croce Rossa Italiana, in collaborazione con la Caritas diocesana, su mandato della Prefettura – verso gli hub di Torino e Bologna. Si tratta di adulti e componenti nuclei familiari, ha precisato la Prefettura di Como che non ha tuttavia spiegato le motivazioni di questa decisione. Attualmente nel campo restano circa 90 persone a fronte di una capienza di 400 posti. Fatti su cui è intervenuta anche la Caritas di Como con un comunicato firmato dal direttore Roberto Bernasconi. “L’intervento di martedì mattina – scrive – mi ha sorpreso e mi ha lasciato senza parole. In questi anni, con stile di solidarietà, lealtà e secondo il principio di sussidiarietà, abbiamo collaborato con tutte le istituzioni del territorio, a tutti i livelli, a prescindere dalle appartenenze politiche e nel rispetto delle competenze di ciascuno, perché a orientare ogni azione ci fossero sempre le ‘persone’ e la loro dignità, soprattutto i più bisognosi e in difficoltà. La Caritas da due anni è accanto a Croce Rossa nella gestione del Campo di via Regina e nell’assistenza delle persone accolte (per quanto riguarda gli iter burocratici, legali, ma anche per la collocazione immediata dei soggetti più fragili, come minori, donne sole, in stato di gravidanza o con figli al seguito): nessuno di Caritas Como era stato informato dei trasferimenti decisi per questa mattina, se non attraverso una fuga di notizie. Non lo riteniamo un modus operandi corretto, guardando alla rete di reciproca collaborazione costruita negli anni”. A preoccupare la Caritas di Como sono anche le motivazioni alla base di questa decisione eduna possibile chiusura della struttura. “Non abbiamo ancora ricevuto risposte circa le motivazioni alla base dei trasferimenti – prosegue Bernasconi -: ci auguriamo vadano in un’ottica di integrazione, secondo il principio delle accoglienze diffuse, che non creino tensioni e favoriscano l’inserimento nel tessuto sociale comunitario. Non possiamo, poi, non esprimere perplessità e interrogativi circa il futuro del Campo: la sua chiusura non ci sembra un’emergenza per il territorio e restano aperte le domande sulle modalità di gestione delle prime accoglienze in caso di nuovi arrivi (che restano comunque possibili) o di riammissioni da parte dei Paesi europei (che comunque continuano ad esserci)”.

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