Libia: naufragio con 100 morti. Msf, “trattati 18 casi urgenti, salvata una persona”

(Foto: Msf)

“Siamo riusciti a trattare 18 casi urgenti, tra cui nove persone con ustioni chimiche estese fino al 75 per cento del corpo. Abbiamo organizzato il trasferimento in ospedale per un paziente in condizioni particolarmente critiche: senza un rapido accesso a cure intensive specialistiche, la persona sarebbe morta”. Lo dice Jai Defransciscis, infermiera di Medici senza frontiere, che lavora a Misurata, a proposito del naufragio in cui avrebbero perso la vita più di 100 persone, tra il 1° e il 2 settembre. “La nostra équipe medica ha lavorato duramente per diverse ore per assistere i sopravvissuti nelle condizioni più gravi – racconta –. Una volta sbarcato, il gruppo è stato portato in un centro di detenzione sotto il controllo delle autorità libiche. È prassi che le persone riportate in Libia dai barconi vengano rispedite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria”. Anche lì le équipe di Msf hanno fornito ulteriori cure al gruppo. “Tra loro ci sono donne incinte, bambini, neonati e persone con gravi condizioni mediche e ustioni chimiche. Le équipe di Msf hanno anche organizzato sei ulteriori trasferimenti in ospedale”.

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L’infermiera esprime preoccupazione per i pazienti. “Come possono guarire se rimangono rinchiusi all’interno di celle, in condizioni igieniche precarie, e dormono su coperte o materassi messi direttamente sul pavimento, che causano un dolore incredibile per chi presenta ustioni gravi? Alcuni di loro non possono nemmeno sedersi o camminare – continua Defransciscis –. Abbiamo visto pazienti con gravi infezioni toraciche causate dalla prolungata permanenza in acqua. L’inadeguato accesso a cibo e acqua potabile potrebbe ritardare o impedire il recupero delle persone, o addirittura aggravare le loro condizioni”.

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