Corte di giustizia Ue: p. Langendörfer (vescovi tedeschi), sentenza “non ha preso in sufficiente considerazione la posizione legale attribuita alle Chiese dalla Costituzione”

“Il tribunale aveva dovuto emettere un avviso di licenziamento sulla base di un regolamento risalente al 1993, che prevedeva in simili casi il licenziamento”, regolamento che “è stato radicalmente modificato nell’anno 2015”. In base alle vigenti norme sul lavoro in contesti ecclesiali, “il licenziamento sarebbe stato giudicato in modo diverso”. È quanto si legge in una dichiarazione del segretario della Conferenza episcopale tedesca, padre Hans Langendörfer, in merito al licenziamento di un primario cattolico da parte di un ospedale cattolico per aver contratto un secondo matrimonio dopo un divorzio e su cui si è pronunciata oggi la Corte di giustizia Ue. “Il giudizio si riferisce solo a questo caso e si limita a valutare quanto l’accettazione della comprensione ecclesiale del matrimonio sia rilevante per il ruolo di responsabile medico cattolico”, dice Langendörfer che a nome della Conferenza episcopale esprime critiche verso la sentenza che “non ha preso in sufficiente considerazione la posizione legale attribuita alle Chiese dalla Costituzione”.

Ricorda padre Langendörfer che la Costituzione tedesca da un lato riconosce alle Chiese il diritto di determinare in autonomia gli affari interni e, dall’altro, il dovere dello Stato di neutralità ideologico-religiosa. “Spetta quindi alla Chiesa, non ai tribunali statali, di determinare sulla base delle proprie convinzioni quali criteri di lealtà porre ai propri dipendenti, che cosa sia pertinente con la credibilità della Chiesa e la sua proclamazione e che peso abbia una eventuale grave violazione della lealtà”. Essendo “lo status giuridico delle Chiese tutelato costituzionalmente in Germania, è anche protetto dalla legge europea”. Quindi la sentenza verrà studiata, si attenderà la decisione del Tribunale Federale del Lavoro, dopo di che si valuterà “se le decisioni sono conformi alle disposizioni della Costituzione”.

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