Germania: la legge per la protezione dei dati della Chiesa non è più severa della legislazione europea

La nuova legge sulla protezione dei dati della Chiesa (Kirchliches Datenschutzgesetz – Kdg) ha causato molta incertezza nelle realtà pastorali ed ecclesiali tedesche che hanno espresso diverse critiche e domande di chiarimento alle quali la Conferenza episcopale tedesca (Dbk) cerca di dare risposta: dopo aver più volte evidenziato che la Kdg non sia più severa e restrittiva del nuovo regolamento dell’Unione europea sulla protezione dei dati, la Dbk ha pubblicato ieri sul proprio sito un elenco di 19 domande frequenti (Faq) con le risposte che dovrebbero chiarire non solo le criticità rilevate, ma anche dare consigli pratici per la soluzione dei problemi. In realtà, sottolinea la Dbk, “le norme scritte sul consenso non vanno al di là del diritto dell’Ue”. Un punto in particolare viene chiarito: la legge ecclesiale richiede la conferma dell’autorizzazione al trattamento dei dati in forma scritta (ufficialmente in contrasto con il regolamento europeo), ma in molte situazioni ciò non è richiesto. Questo fatto rende tutte le procedure solo apparentemente più restrittive, mentre nella realtà i percorsi risultano più rapidi. Nelle 19 risposte si chiariscono i termini per i media cattolici, il live-streaming delle manifestazioni religiose e pubbliche della Chiesa, la non idoneità di certi social come WhatsApp definito “non privacy-compatibile” per le controversie sull’età dei partecipanti; mentre per la diffusione di foto e per la definizione di quali siano le “persone giuridiche” abilitate al trattamento dei dati, la Dbk ritiene che le materie debbano ancora essere approfondite.

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