Strage braccianti: don Pupilla (Caritas San Severo), appello alle istituzioni “non ci abbandonate”

Un appello alle istituzioni italiane perché affrontino “con continuità e determinazione” il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei braccianti agricoli nelle campagne del foggiano: “Non abbandonate questa provincia”. A parlare in una intervista al Sir è don Andrea Pupilla, direttore della Caritas di San Severo, nel cui territorio c’è il famigerato “ghetto” di Rignano, sgomberato lo scorso anno ma risorto di nuovo in condizioni anche peggiori, dove vivono migliaia di lavoratori migranti. Oggi insieme al vescovo di San Severo mons. Giovanni Checchinato parteciperà al corteo di protesta dei lavoratori a Foggia, dopo i due incidenti stradali nei quali hanno perso la vita 16 migranti. “La presenza tempestiva di alte cariche dello Stato in queste zone è stato un segnale importante – osserva -. Da parte nostra c’è la massima disponibilità a collaborare”. Il direttore della Caritas di San Severo racconta di “buone progettualità e collaborazione” avviate con il Commissario straordinario per fronteggiare il fenomeno del caporalato nel Comune di Manfredonia, il prefetto Iolanda Rolli: “Si pensava di fare delle alternative al ghetto di Rignano con foresterie nelle campagne per dare un alloggio dignitoso ai lavoratori, e trasporti pubblici per non far gestire tutto ai caporali. Sono stati stanziati anche dei soldi ma credo ci siano rallentamenti a causa di problemi burocratici”. In più qualche settimana fa Iolanda Rolli è stata nominata prefetto a Macerata: “Anche se manterrà l’incarico per la zona della Capitanata – precisa -, Macerata non è dietro l’angolo, per cui l’impegno rischia di diminuire. Questo per noi non è un buon segno”. Nel foggiano solo 80 aziende su 27.000 si sono iscritte alla “rete del lavoro agricolo di qualità” prevista dalla legge 119/2016 contro il caporalato. “Ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto riferimento solo alla parte repressiva di sanzioni e controlli – osserva il direttore della Caritas di San Severo -. C’è però la parte positiva della legge che non ha avuto una risposta. Ai tavoli sono sempre mancate le associazioni dei datori di lavoro. Del resto gli imprenditori si lamentano perché il sistema è malato dall’alto e li costringe ad abbassare i prezzi dei prodotti, così tutto si ripercuote a cascata sui lavoratori. Però la legge c’è, andrebbe applicata non solo in termini repressivi ma di cambiamento di mentalità, di sostegno e promozione delle aziende, per venire incontro ai bisogni di tutti”.

 

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