Papa Francesco: udienza, “accettare la propria fragilità e rifiutare gli idoli”. “Fragilità non è maledizione”, siamo stati guariti dalle “piaghe” di Gesù

foto SIR/Marco Calvarese

“Accettare la propria fragilità e rifiutare gli idoli del nostro cuore”. È l’invito con cui il Papa ha concluso l’udienza di oggi, pronunciata in Aula Paolo VI davanti a 7mila persone. “Quando si accoglie il Dio di Gesù Cristo, che da ricco si è fatto povero per noi, si scopre che riconoscere la propria debolezza non è la disgrazia della vita umana, ma è la condizione per aprirsi a colui che è veramente forte”, ha spiegato Francesco: “Allora, per la porta della debolezza entra la salvezza di Dio; è in forza della propria insufficienza che l’uomo si apre alla paternità di Dio. La libertà dell’uomo nasce dal lasciare che il vero Dio sia l’unico Signore. E questo permette di accettare la propria fragilità e rifiutare gli idoli del nostro cuore”. “Noi cristiani volgiamo lo sguardo a Cristo crocifisso, che è debole, disprezzato e spogliato di ogni possesso”, ha ricordato il Papa: “Ma in lui si rivela il volto del Dio vero, la gloria dell’amore e non quella dell’inganno luccicante”. “Siamo stati guariti proprio dalla debolezza di un uomo che era Dio: le piaghe”, ha proseguito a braccio citando Isaia: “E dalle nostre debolezze possiamo aprirci alla salvezza di Dio”. “La nostra guarigione viene da colui che si è fatto povero, che ha accolto il fallimento, che ha preso fino in fondo la nostra precarietà per riempirla di amore e di forza”, ha concluso Francesco: “Lui viene a rivelarci la paternità di Dio; in Cristo la nostra fragilità non è più una maledizione, ma luogo di incontro con il Padre e sorgente di una nuova forza dall’alto”.

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