Incidente braccianti: don Acri (Migrantes Andria), “vittime della negligenza di tanti, una forma di razzismo spietato”

“I deceduti di questi due giorni non sono vittime dei ‘viaggi della speranza’ via mare, ma sono vittime della brutale negligenza di chi ha il dovere di controllare e invece chiude occhi, orecchie e cuore, lasciando che il degrado sociale, economico e culturale divori il nostro tempo”. Lo afferma don Geremia Acri, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria e della Comunità “Migrantesliberi”, che accoglieva uno dei 12 migranti morti nell’incidente stradale del 6 agosto, Djire Djoumana, maliano. “Residente ad Andria, in una casa sua, libero, autonomo, indipendente e contribuente, il tutto frutto di lavoro e sacrifici – racconta don Acri -. Il 7 agosto, avrebbe dovuto festeggiare il suo compleanno”.  “Era un bravo ragazzo – ricorda -. Nero o bianco, rosso o giallo, pallido o abbronzato era un uomo”. Lo scorso 4 agosto c’era già stato un altro incidente tra Castelluccio dei Sauri e Ascoli Satriano, con 4 vittime tra i braccianti agricoli ed altri quattro feriti. Pare che le vittime avessero terminato da poco il turno di lavoro nei campi di Capitanata. “Una triste realtà quella della Capitanata – spiega il sacerdote -, la conoscono in tanti ma è taciuta dalle istituzioni pubbliche e dal sistema agroalimentare, favorendo così la criminalità organizzata per lo sfruttamento lavorativo. Un fenomeno complesso in cui a rimetterci la vita sono spesso e volentieri i braccianti, che vivono stipati in baraccopoli in situazione al limite della sopportazione fisica, igienica e psicologica”. Anche tre anni fa, il 13 luglio del 2015, nell’agro di Andria moriva a causa del troppo lavoro Paola Clemente, una bracciante italiana. A distanza di un anno, fu approvata la legge n. 199 del 29 ottobre 2016, sul contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, dedicata alla sua memoria e a tutti i lavoratori sfruttati. Dopo i “viaggi della speranza”, prosegue, “giovani migranti continuano ad essere sfruttati, maltrattati e calpestati perché senza diritti e senza dignità. Una forma di razzismo spietato, che si spinge contro i più poveri, mettendo in castigo il futuro della nostra civiltà.  Pomodori rosso sangue, che arrivano freschi e saporiti sulle nostre tavole, scoppiano di storie umane di dolore, di schiavismo e di morte”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa