62° tragedia Marcinelle: Fico, “occorre rapportarsi con profondo rispetto alle storie di migrazione”

“Ricordare quell’evento così drammatico ci aiuta a recuperare un tassello fondamentale della nostra identità collettiva; un esercizio di memoria che assume anche il valore di un riconoscimento storico, e al tempo stesso morale, al contributo che gli italiani, protagonisti di un fenomeno migratorio che affonda le sue radici nell’Ottocento, hanno sempre dato al progresso dei Paesi di accoglienza”. Lo ha scritto il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, in un post sul proprio profilo Facebook in occasione del 62° anniversario della tragedia di Marcinelle, in cui persero la vita 262 minatori, 136 italiani. “L’esodo dei minatori italiani in Belgio di quegli anni – osserva Fico – si inquadrava in una sorta di ‘emigrazione di Stato’, avviata sulla scorta di un accordo bilaterale stipulato nel 1946 tra il Belgio, che aveva urgente bisogno di manodopera per le sue miniere, e l’Italia che, con l’accordo di tutti i partiti, aveva accettato di scambiare minatori con carbone”. “Le piazze e le strade italiane furono tappezzate, da Nord a Sud, da manifesti rosa che, prospettando un lavoro sicuro e migliori condizioni di vita, incitavano gli italiani a partire per le miniere belghe”, prosegue il presidente della Camera, rilevando che “i nostri migranti affrontavano in condizioni disumane il viaggio, inseguendo un destino che avrebbe poi tradito tutte le loro speranze. La vicenda giudiziaria che seguì l’incidente durò per anni, senza peraltro arrivare mai ad un pieno accertamento delle responsabilità e ad un legittimo riconoscimento risarcitorio nei confronti dei familiari delle vittime”. Secondo Fico, “in una fase storica come quella attuale, in cui il continente europeo è così profondamente lacerato da posizioni contrapposte sulla sorte dei migranti, queste dolorose testimonianze che affiorano dalla nostra storia di migrazioni ci aiutano a ricordare quando fuggivamo da condizioni difficili, alla ricerca di una prospettiva di vita dignitosa”. “È sempre con profondo rispetto che occorre rapportarsi alle storie di migrazione, che hanno attraversato nel tempo il percorso dell’umanità scandendone fasi ed epoche. Ed è nel vissuto di queste storie che possiamo ritrovare un filo che ci lega tutti, oggi come ieri”, conclude.

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