Paolo VI: mons. Semeraro (Albano), “ebbe sempre un’intima attrazione per il monte della Trasfigurazione”

“Non c’è santità a prescindere da Gesù; non c’è santità senza Cristo”. Nell’omelia pronunciata nella Messa di questa mattina a Castel Gandolfo, memoria della Trasfigurazione del Signore, per il 40° della morte di Paolo VI, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, sottolinea la “intima attrazione” di Papa Montini “per il monte della Trasfigurazione”, tanto che “per il cartiglio del suo stemma episcopale aveva scelto il motto ‘Cum ipso in monte'”, e il fatto che sul Tabor Gesù fosse solo con i discepoli. Pietro infatti ricorda: “Eravamo con lui sul santo monte”. “Il Nuovo Testamento – osserva Semeraro – non ce ne dice il nome, ma ci dice che quel monte era ‘alto’; lo era al punto che i discepoli non sarebbero saliti senza l’incoraggiamento di Gesù: ‘li condusse su un alto monte’. Letteralmente: “li portò verso l’alto”. Il Nuovo Testamento definisce il monte “santo”. “Perché – spiega il presule – non è soltanto un luogo, ma è il testimone di una grande intimità dei discepoli con il loro Maestro: ‘in disparte, loro soli’, annota l’evangelista; soli come si può stare fra persone che si vogliono bene”. In fondo, riflette Semeraro, “come ha scritto il Papa nell’esortazione Gaudete et exsultate, la santità è vivere in unione con Gesù i misteri della sua vita”.

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