Nave Diciotti: don Maffeis (Cei), “generosità spontanea da tante diocesi”. Ma questa “è una risposta di supplenza”

Torino, Firenze, Brescia, Bologna, Agrigento, Cassano all’Jonio, Rossano Calabro… Sono tante le diocesi che si sono messe a disposizione spontaneamente per accogliere i migranti della nave Diciotti, dopo lo sbarco di sabato notte dall’imbarcazione bloccata per una settimana al porto di Catania. Ora 143 migranti sono nell’hotspot di Messina per le procedure di identificazione. Quelli accolti dalla Chiesa italiana saranno spostati tra poche ore in un centro di accoglienza nella zona dei Castelli Romani. Mentre è in corso un incontro al Viminale che sta affrontando le varie questioni tecniche, don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali, ribadisce in una intervista al Sir: “Questa è una risposta di supplenza. Non è ‘la risposta’. La risposta di un Paese democratico matura attraverso ben altri processi. Ma anche risposte di solidarietà e di umanità come questa possono aiutare a sviluppare una cultura dell’accoglienza”. “È stata una scelta della presidenza Cei, legata alla volontà di uscire da una situazione di stallo in cui queste persone erano da diversi giorni – precisa don Maffeis -. Davanti ad una situazione insostenibile dal punto di vista umanitario si è scelto di non andare avanti con comunicati ed appelli generici ma di intervenire offrendo una disponibilità all’accoglienza concreta, fattiva ed immediata”. Dal punto di vista logistico “i migranti saranno trasferiti quanto prima, nelle prossime ore, in un centro di Rocca di Papa, in attesa di essere ospitati nelle tante diocesi che hanno dato la disponibilità” spontaneamente, “noi non abbiamo fatto alcun appello”. Ancora non si sa quanti effettivamente saranno accolti dalla Cei: “La Chiesa italiana è disposta a prendere tutti quelli che hanno necessità di essere accolti, non abbiamo fatto una questione di numeri”.  Secondo Don Maffeis esistono “livelli diversi” per affrontare la questione immigrazione: quello “della solidarietà e dell’emergenza” è necessario “ma non è quello con cui possiamo affrontare fenomeni di questa portata, dove la politica e la cultura del Paese deve interrogarsi e fare la propria parte”: “Sono livelli che vanno uniti: non possiamo aspettare che maturino politiche o culture dell’accoglienza che superino la globalizzazione dell’indifferenza”. “La risposta di un Paese democratico – precisa – matura attraverso ben altri processi”.  Nelle strutture diocesane della Chiesa italiana sono già accolte tra le 26mila e le 28mila persone.

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