Nave Diciotti: De Robert (Garante diritti detenuti), “condizioni inaccettabili, Italia a rischio sanzioni”

“E’ una situazione che mette anche l’Italia a rischio di una condanna in sede internazionale per trattamenti inumani”: così Daniela De Robert, capo delegazione della visita alla nave Diciotti del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà, spiega in una intervista al Sir cosa ha visto ieri a bordo della nave con 150 migranti bloccata al porto di Catania. “Dormono, mangiano, pregano, parlano, sperano e aspettano su un ponte, con due bagni per 150 persone. Non hanno un lavandino – dice -. Per farsi una doccia hanno dovuto improvvisare un sistema di tende. Per cui è una situazione di gravissimo disagio. Al di là della grandissima attenzione e dedizione e dispendio di energie del personale è una condizione oggettivamente inaccettabile”. L’ufficio del Garante ha confermato “le preoccupazioni per i rischi di violazione di norme nazionali e sovranazionali” e inviato una informativa alle Procure di Agrigento e di Catania, che hanno aperto indagini. “Le persone vivono da nove giorni su una nave progettata per il soccorso in mare – afferma De Robert -. Persone già arrivate in condizione di fragilità fisica e psicologica, con denutrizione e disidratazione, tant’è che devono somministrare integratori”. La sera dell’arrivo, racconta, “hanno chiesto candele per celebrare un culto cristiano, le hanno accese sul ponte per pregare. Cercano di andare incontro alle loro richieste ma è chiaro che una nave pensata per salvare e riportare a terra non può far vivere 150 persone a lungo sul ponte. Anche i medici e gli infermieri, che sono bravissimi, come fanno a debellare la scabbia su persone debilitate che vivono in promiscuità totale?” Purtroppo le preoccupazioni sono tutte confermate: “Abbiamo trovato persone private di fatto della libertà – sottolinea -, senza un mandato dell’autorità giudiziaria, e questo non è ammesso né dalle leggi italiane, né dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ una situazione che mette anche l’Italia a rischio di una condanna in sede internazionale per trattamenti inumani”. De Robert ribadisce che “le persone sono dei fini e non dei mezzi. Bisogna che l’Europa faccia qualcosa, assuma i suoi impegni e li rispetti. Qui il problema non è decidere un caso ma una politica di accoglienza comune. E una cosa del genere non si può fare sotto ricatto. Non c’è un motivo accettabile per tenerli a bordo”.

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