Diocesi: mons. Buoncristiani (Siena) su mancata benedizione “drappellone” Palio, “non è fatto folkloristico. Rispetto fede cristiana e religiosità popolare”

“Tenendo conto delle secolari radici religiose delle nostre feste, è mio compito – come pastore di questa Chiesa – richiamare con insistenza all’osservanza delle sue tradizioni religiose”. E’ un passaggio della nota diffusa oggi dall’arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, Antonio Buoncristiani, relativa alle polemiche scaturite in seguito alla mancata benedizione del drappellone realizzato per il Palio del 16 agosto scorso. La benedizione, spiega il presule, non deve “essere considerata come rivolta ad un oggetto (il drappellone. ndr), ma intesa piuttosto come benedizione di Dio, per intercessione della Vergine Maria, sull’intero popolo delle contrade che celebrano le festività mariane cittadine, confermando di considerarsi ancora come ‘Sena vetus, Civitas Virginis’, Città della Vergine”. “Se non vi è contenuta anche la tradizionale raffigurazione artistica della Vergine a cui è dedicato, che significato avrebbe ospitarlo per due giorni e tenerlo esposto con solennità nei due Santuari Mariani dove si celebrano le rispettive feste liturgiche?”, si chiede. Nella nostra “società secolarizzata che non riesce più a riconoscere il ‘sacro’ nella condotta di vita e anche nei suoi ‘segni’ tradizionali” è richiesto “ai cristiani di proclamare con fermezza la propria fede che va vissuta in ogni aspetto della vita sociale”, sostiene il presule. “Come vescovo di questa Chiesa – prosegue – non posso fare a meno di sentire il dovere di fare il possibile per evitare che i nostri tradizionali riti di religiosità civica si riducano solo a una vuota scenografia del passato”. Di qui il suggerimento “alla Committenza di servirsi per il futuro di una consulenza adeguata ad evitare spiacevoli equivoci e polemiche dannose all’immagine di Siena e del Palio, nel rispetto dei contenuti della fede cristiana e della religiosità popolare che è la componente che ha permesso alla nostra festa di mantenersi sempre giovane, evitando di ridursi ad un fatto folcloristico o ad un mero evento agonistico tra Contrade”.

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