Brasile: le Chiese dell’Amazzonia a convegno guardando al Sinodo del 2019, “trovare nuovi cammini di evangelizzazione”

Tre giorni di convegno in vista del Sinodo Panamazzonico. Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici delle diocesi amazzoniche brasiliane si sono ritrovati dal 20 agosto fino a ieri, a Manaus. Al termine dei lavori hanno diffuso un comunicato, firmato dal presidente della Repam (Rete ecclesiale panamazzonica) e della Commissione per l’Amazzonia dei vescovi brasiliani, il cardinale Cláudio Hummes. Nel documento si sottolinea che “la finalità del Sinodo è trovare nuovi cammini per l’evengelizzazione del popolo di Dio, e soprattutto dei popoli indigeni che soffrono gravi minacce. Il desiderio di Papa Francesco è una Chiesa protesa alla missionarietà, aperta, in uscita, in permanente stato di missione”. Lo stesso tema dell’ecologia “è inserito in un contesto di Chiesa aperta e misericordiosa”.
In questi giorni, si legge nella nota, i partecipanti hanno potuto pregare e riflettere insieme, anche grazie agli interventi di vari specialisti. Contemporaneamente vengono espresse “preoccupazioni” per molte situazioni dolorose e di povertà. “Ci rendiamo conto – prosegue il documento – che c’è ancora molto da fare. Le sfide sono immense”. Vengono citate, tra le altre, la costruzione di grandi centrali idroelettriche, l’avanzata di monoculture intensive, l’attività esttrattiva indiscriminata, i continui attentati alla foresta e al patrimonio acquifero; ma anche l’aumento della violenza, del narcotraffico, del traffico di persone.
Ciò nonostante, “sogniamo una Chiesa dal volto amazzonico. Questa Chiesa già esiste nelle comunità che si sono formate e rafforzate a partire dall’incontro dei Vescovi dell’Amazzonia, svoltosi nel 1972 nella città di Santarém. Le organizzazioni indigene con le quali la Chiesa cattolica ha collaborato e collaborato, l’impegno per la lotta per la terra, per una migliore salute e istruzione, segnano la pastorale indigenista. Il coinvolgimento in progetti di sviluppo sostenibile, basati sulla fede, e la lotta per migliori condizioni di vita nelle grandi periferie urbane, segnano la nostra Chiesa”.
Ancora, si legge nel documento conclusivo del Convegno, “nel nostro cuore di pastori, ci sarà la cura pastorale e l’accompagnamento delle comunità che hanno il diritto di essere nutrite dal pane dell’Eucaristia, della Parola e dei sacramenti. Siamo cresciuti molto nei ministeri laicali, in cui sottolineiamo l’effettiva partecipazione delle donne, formiamo catechisti, operatori liturgici, animatori di comunità, ministri della Parola, per i funerali e della comunione; formiamo e ordiniamo un buon numero di sacerdoti diocesani e diaconi permanenti; ultimamente, abbiamo già un clero locale che, sia pure non numeroso, ha una propria identità. Ma i bisogni sono ancora grandi e le nostre caratteristiche regionali richiedono soluzioni differenziate”.
Conclude il documento: “Seguiamo il corso del processo sinodale, nella ferma speranza che lo Spirito che guida la Chiesa ci incoraggi e ci sostenga nel nostro percorso”, perché “sentiamo il bisogno di stabilire un’unità attorno alle più diverse sfide”.

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