Crollo ponte a Genova: p. Brezzo (cappellano ospedale), “in silenzio tra feriti e familiari, ma pochi partecipano ai funerali di Stato”

Dal giorno del crollo del ponte Morandi, il 14 agosto, non è più uscito dall’ospedale. Passa le sue giornate a dare conforto ai feriti e ai familiari, tra stanze di rianimazione e camere ardenti. “Li guardi negli occhi e gli stai vicino, perché le parole non servono, sono stupide, non hanno significato”. Così padre Mauro Brezzo, cappellano dell’ospedale S. Martino di Genova, cappuccino della Provincia ligure, racconta in una intervista al Sir queste ore drammatiche. I cappellani hanno messo a disposizione la chiesa dell’ospedale e pregano spesso il rosario. Ma molti familiari delle vittime hanno deciso di non partecipare ai funerali di Stato che si terranno domani alle 11 alla Fiera di Genova, presieduti dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Molti hanno preferito riportare i propri familiari a casa e celebrare le esequie in forma privata. All’ospedale San Martino “sono rimaste sei bare che domattina verranno portate via – dice padre Brezzo – . Le bare di quattro giovani sono partite stamattina verso la Campania e altre verso il Piemonte. Sono pochi quelli che aderiscono ai funerali di Stato. Tanti non vogliono fare la passerella, e li capisco. Se invece di spendere i soldi per venire qui li avessero dati a questa povera gente sarebbe stato meglio”.

Tra i feriti, spiega, “una donna ucraina è in rianimazione al pronto soccorso, lei sta benino e parla italiano. Il marito è in chirurgia e sta benino. Due sono ricoverati al terzo piano del monoblocco, un ferito è abbastanza grave e anche una donna ustionata sta molto male. Molti non possono parlare, hanno avuto un trauma non indifferente. I due al terzo piano in rianimazione sono gravi, gli altri forse ce la faranno”. Al quarto piano, prosegue, “c’è il giovane genovese, figlio di una infermiera in pensione, salvato per miracolo dai Vigili del fuoco mentre era appeso alla sua macchina, diventerà papà tra un mese. E’  una persona squisita, non parla ma guarda con benevolenza”. Tra le emozioni “in generale prevale la rabbia – osserva -, dopo quello che hanno sentito in tv tutti si lamentano perché il ponte non era secondo le leggi. Invece i parenti delle vittime sono in lacrime e in silenzio, vivono solo il dramma, la sofferenza”. Ma anche se “siamo un pochino schiacciati dal destino – conclude – siamo anche capaci di reagire, di tirare fuori la forza, l’entusiasmo. Genova si rimbocca le maniche e si dà da fare”.

 

 

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