Anziani: mons. Zuppi (Bologna), “vincete la solitudine, gli anni in più sono una ricchezza non un peso”

“Vincete la solitudine, gli anni in più sono una ricchezza non un peso”. Lo ha detto l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ai partecipanti all’“Estate Anziani”, organizzata dalla parrocchia di Santa Maria di Fossolo assieme al Circolo Acli e al quartiere Savena. Sono oltre 40 gli over 70 che stanno trascorrendo le settimane centrali di agosto al fresco dei locali parrocchiali, con l’animazione delle Acli e l’intervento del quartiere, che offre il pranzo. La presidente del Circolo Acli, Anna Baroncini, ha spiegato al presule che “nella zona è mancato un centro di aggregazione, al quale supplisce la parrocchia”. Mons. Zuppi ha poi ribadito che “stare da soli non fa bene. La solitudine è una tortura, ma anche una mancanza. Tortura perché soffriamo la solitudine, mancanza perché lasciamo soli anche gli altri, nel loro isolamento”. “Certamente – ha continuato l’arcivescovo – c’è bisogno di un luogo dove vincere il caldo, dove la debolezza fisica sia sollevata, ma soprattutto c’è bisogno di vincere le solitudini”. Il presule ha poi ricordato i tanti sacerdoti anziani della diocesi, i tanti volontari delle associazioni, ancora perfettamente attivi nonostante le numerose primavere alle spalle: “Con l’anzianità non è vero che non c’è più niente da fare, che si diventa inutili. Occorre pensare alle tante cose che ancora si possono fare, perché gli anni in più servono, non sono solo un limite”. L’arcivescovo ha ricordato il ruolo sociale degli anziani, quando diventano nonni o nel loro impegno nel volontariato: “Pensate per esempio a quanto è prezioso il vostro intervento con i nipoti – ha detto loro -. C’è un grande bisogno di voi, del vostro impegno sociale. A ciascuno il suo: anche trovarsi per preparare panini, una volta ogni tanto, per le persone bisognose, sarebbe un gesto prezioso”. Infine, il presule ha ribadito che “le medicine possono fare tanto per curare i malanni senili, ma noi abbiamo la medicina per guarire dalla solitudine e la possiamo condividere, perché la medicina è stare insieme”.

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