Bosnia-Erzegovina: Jesuit Refugee Service, progetto di emergenza umanitaria per migranti al confine croato

Bambini giocano sotto la pioggia a Velika Kladusa, dietro le tende dove dormono. Sotto: Bihac, lo studentato abbandonato dove i migranti hanno trovato alloggio

Un progetto di emergenza umanitaria in Bosnia-Erzegovina per la durata di tre mesi: è l’iniziativa del ramo per l’Europa orientale di Jesuit Refugee Service, con sede a Zagabria (Croazia), guidata dal padre gesuita Tvrtko Barun. Lo scopo dell’organizzazione è aiutare nella “situazione estremamente difficile dell’accoglienza dei migranti in Bosnia-Erzegovina”.
Il progetto sarà concentrato nella parte nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, tra le città di Velika Kladusa e Bihac, situate al confine bosniaco-croato dove i migranti si concentrano nella speranza di arrivare in Croazia. Gli operatori di Jesuit Refugee Service raccontano che “nella zona ci sono molti migranti tra cui numerosi bambini che non hanno accesso a nessuna assistenza medica e in condizioni di alloggio assolutamente inadeguate dal punto di vista igienico, con pochissimo cibo, lasciati in balia alle condizioni atmosferiche”. Secondo l’organizzazione, le mosse delle autorità di Sarajevo sono “inadeguate” e “nessuna organizzazione umanitaria finora si è presa cura di queste persone”. Per questo da Jesuit Refugee Service (Isusovacka sluzba za izbjeglice in croato) cercano dei volontari pronti ad aiutare i migranti in Bosnia durante l’estate.

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