Sergio Marchionne: mons. Nosiglia (Torino), “persona molto qualificata e umana”. Le reazioni alla morte

Per l’Avvocato la Fiat si fermò un minuto solo, per Sergio Marchionne i minuti sono stati dieci. Epoche distanti anni luce l’una dall’altra. Così come la classe operaia e quella dirigenziale di un’azienda – che non si chiama nemmeno più Fiat –, che nel giro di pochi giorni si è ritrovata a dover cambiare velocemente il “capo”, ma che probabilmente non cambierà i programmi d’azione almeno per qualche tempo. Quello che è certo, è che la figura di Sergio Marchionne – morto oggi a Zurigo a 66 anni –, fa discutere e in alcuni casi divide. Anche se raccoglie un unanime riconoscimento per aver risanato e salvato un’azienda che tre lustri fa era praticamente fallita.
Per cercare di capire meglio – nel giorno dei conti di bilancio e delle perdite in Borsa per il titolo -, basta ricordare che (oltre al cordoglio scontato di tutte le Istituzioni, ad iniziare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella), la figura di Marchionne ha raccolto in queste ore le emozioni degli operai. “Per Giovanni Agnelli ci fermammo solo un minuto”, hanno per esempio detto quelli dello stabilimento di Pomigliano d’Arco alcuni dei quali hanno approfittato dei dieci minuti di fermo stabiliti da Fca per recitare una preghiera per l’ex ad. “L’azienda ha dimostrato un grande senso d’umanità per chi ha dato tanto a Fca – hanno spiegato –. Lo abbiamo molto apprezzato, perché dieci minuti di fermo sono una perdita economica, ma i vertici non hanno badato al profitto per ricordare Marchionne”. Così anche alla Sevel di Atessa (Chieti) dove il suono delle sirene, il silenzio e i momenti di raccoglimento e di preghiera hanno caratterizzato la giornata. Qui il fermo è di 15 minuti per ogni turno, anche quello notturno. Qui Marchionne arrivò il 9 luglio 2013 per annunciare investimenti per 700 milioni di euro per la fabbrica del furgone Ducato.
Ma Marchionne divide ancora, anche se tutti gli riconoscono talento. “Perdiamo un grande uomo”, ha detto il segretario generale Fismic Confsal, Roberto Di Maulo, aggiungendo che si è trattato di un “manager industriale globale che ha sempre avuto a cuore non solo i profitti aziendali, ma anche il benessere dei propri lavoratori”. Mentre Cesare Pizzolla, segretario Fiom-Cgil Modena, ha detto: “Non lo ricorderò come un manager che ha saputo migliorare le condizioni contrattuali dei lavoratori”. Cgil poi, pur dicendosi vicina alla famiglia, ha sottolineato: Marchionne, “cui è sempre andata la stima della Cgil, ha l’indubbio merito di aver salvato un’azienda morente. Uomo di grande intelligenza e capacità manageriale. Duro negoziatore, bravo organizzatore, non ha però saputo né voluto indirizzare l’azienda al dialogo e alla collaborazione con una parte importante dei lavoratori italiani”, praticando “la divisione sindacale”.
Onore per quanto fatto anche da Confindustria, che pure proprio la Fiat di Marchionne aveva abbandonato, e che lo definisce oggi “uomo di rottura e di innovazioni con la chiara idea che è la visione che determina la realtà”; e poi ancora “simbolo come lo sono il Made in Italy e la Ferrari”. Anche negli ambienti di Viale dell’Astronomia domani ci sarà un minuto di silenzio (come per l’Avvocato).
In queste ore emerge poi un altro Marchionne, diverso (apparentemente) dall’uomo d’azienda e di confronto con i lavoratori. “A noi lascerà una scuola”, ha ricordato l’ex sindaco di Amatrice (Rieti) Sergio Pirozzi. Mentre altri ricordano la sua lezione nel giorno del conferimento della laurea magistrale ad honorem in Ingegneria gestionale da parte del Politecnico di Torino: ”Il progresso – spiegò davanti agli studenti –, dipende in gran parte da quando saremo in grado di costruire una società pluralista e multiculturale”. E poi ancora: “Il rispetto per gli altri deve rimanere un valore essenziale (…), è l’unica cosa che ci rende persone. Rispetto per gli altri significa soprattutto rispetto per la diversità”.
“Coraggio e intelligenza” le doti che poi ha ricordato il presidente della Cei, Cardinale Gualtiero Bassetti, mentre l’arcivescovo emerito di Torino, card. Severino Poletto, ha ricordato: “Passati i momenti duri, al di là delle tensioni che possono esserci state con i sindacati, ora Torino e l’Italia possono dire chi fra le due parti in causa aveva le idee chiare. I sindacati giustamente difendevano il posto dei lavoratori, lui guardava più lontano”. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, in una nota ha invece spiegato: “Di Sergio Marchionne ho un ricordo personale. Ho trovato una persona molto qualificata e umana, che esprimeva la sua umanità verso gli operai in modo molto paterno. Però non voglio in questo momento dare giudizi pro o contro quello che lui ha fatto, questo è il momento di pregare. Penso invece che si possa trarre un insegnamento da questa morte un po’ improvvisa che ha colpito tutti. Il vangelo dice: ‘non conosciamo né il giorno né l’ora, quindi state pronti perché a un certo punto sarete chiamati’. Dobbiamo renderci conto mentre viviamo le nostre vite e ci sembra che tutto dipenda da noi, che ci sarà un momento in cui dovremo rendere conto al signore”.

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