Diocesi: card. Montenegro (Agrigento), “società che si definisce ‘cristiana’ ma non reagisce alla cultura della morte”

“Essere credenti significa impegnarsi per una società e una città più giusta, scegliere la trasparenza, la legalità, l’onestà, l’attenzione per i poveri e gli immigrati, offrire rispetto e amicizia a chi è disprezzato ed emarginato”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, nell’omelia della messa per la festa del patrono san Calogero, celebrata ieri nel santuario dedicatogli. Invitando a sentire “nemica la cultura di morte oggi così diffusa”, il porporato l’ha indicata in “un’economia che sacrifica i più deboli”, nel “benessere che scarta chi è considerato un peso sociale”, nei “consumi che avvelenano tutto: mari, aria, cibi, e soprattutto il cuore dell’uomo”. “Credere nel Dio della vita significa rifiutare queste complicità”. Non considerare i poveri – ha sottolineato l’arcivescovo – “è voltare le spalle a Dio”. “Viviamo in una società che ci sta mettendo l’uno contro l’altro come concorrenti diffidenti e ci fa sentire stranieri l’uno all’altro; società segnata da un individualismo (ognuno per sé) pericoloso in cui contano il potere, il denaro e il piacere; una società che pur definendosi ‘cristiana’ non sempre reagisce dinanzi alla diffusione della cultura della morte”. Il riferimento è al “modo di fare politica oggi” e a “quanto sta succedendo con i migranti”. “Ci diciamo credenti, eppure sbattiamo con disprezzo la porta in faccia a chi non ci piace, non pensando che la sbattiamo in faccia a Lui (Dio, ndr), nonostante all’altare mangiamo il suo pane e lo chiamiamo padre”.

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