Strage via D’Amelio: Fiammetta Borsellino, troppi punti oscuri sul falso pentito Scarantino

“Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano?”. E’ una delle tredici domande che Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo ucciso con la sua scorta il 19 luglio 1992 nell’agguato di via D’Amelio, rivolge a 26 anni di distanza alle autorità chiedendo verità e chiarezza sulla strage. In un intervento pubblicato oggi su “Repubblica”, la Borsellino chiede, tra l’altro, perché i pm di Caltanissetta “furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino” e perché “non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba?”.  E ancora: “Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall’ ispettore Mattei a Scarantino?”. “Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un’ intervista a Studio Aperto – ricorda la figlia del magistrato – . Prima ancora che l’ intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo?”. E infine: “Perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?”.

 

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