Procreazione assistita: Morresi (Comitato per la bioetica), “aumento fecondazione eterologa spia di una società individualistica”

Dalla relazione del ministero sullo stato di attuazione della legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma) “emerge un aumento in percentuale dei trattamenti di fecondazione eterologa, che non corrisponde a una sterilità patologica ma a una sterilità o infertilità fisiologica, cioè legata all’età delle donne che vogliono una gravidanza”. “Questo significa che le tecniche di fecondazione eterologa, nonostante le percentuali di successo siano sempre basse, sono il frutto di una scelta antropologica, non medica”. Lo dice al Sir Assuntina Morresi, docente di Chimica fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale per la bioetica, commentando il dato indicato nella relazione relativa all’attività di centri di Pma nel 2016. Un dato, quello indicato dall’esperta, che a suo avviso “testimonia un totale cambiamento antropologico della società che va verso una direzione individualistica”. “Abbiamo di fronte una società in cui vale ciò che si ha intenzione di fare – spiega – e non ciò che effettivamente succede. Non si è più genitori se si genera vita ma se si ha intenzione di farlo, a prescindere dalle condizioni di età. La natalità diventa un fenomeno dovuto a scelte dei singoli”. Morresi ricorda, inoltre, che “al momento l’accesso alla fecondazione eterologa è possibile per coppie eterosessuali, sposate o conviventi. Ma “non è un caso se già adesso ci sono richieste di coppie di persone dello stesso sesso e single”.

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