Politiche antidroga: Fict, “bene la delega specifica assegnata al ministro Fontana, ma era necessaria per tutte le dipendenze”

“Accogliamo favorevolmente che, finalmente, sia stata assegnata una specifica delega al ministro Lorenzo Fontana, che si avvale del dipartimento per le politiche antidroga per l’esercizio delle sue funzioni”. Lo dichiara in una nota Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), riferendosi al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il suo auspicio è che “rappresenti un primo passo verso una rinnovata attenzione a un mondo da troppo tempo abbandonato a se stesso”. “Dobbiamo però osservare – continua Squillaci – che si tratta comunque di un’occasione persa, considerando che avremmo voluto, come più volte abbiamo chiesto, che questa delega fosse assegnata per l’intero mondo delle dipendenze, e non solo per le dipendenze da sostanza”. Quindi, una richiesta al ministro, quella di “concentrare i propri sforzi sui problemi reali legati al contrasto alle dipendenze, senza entrare in polemiche inutili e sterili di matrice meramente ideologica”. “L’approccio repressivo non paga. Noi riteniamo necessario e urgente che il sistema dei servizi abbia un nuovo spazio di confronto. La distanza della politica in questi anni dalla questione delle droghe ha creato voragini”. Squillaci indica le occasioni non sfruttate: la mancata applicazione di normative esistenti (Intesa Stato-Regioni), la mancata convocazione della Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, prevista dal testo unico ogni tre anni e assente dal 2009, ma anche l’esistenza della legge la 309/90, “vecchia di quasi 30 anni”. Una legge che “ha modellato un sistema un tempo adeguato ma ormai incapace di rispondere ai mutevoli bisogni di un fenomeno in continua e rapida evoluzione”. “L’auspicio – conclude Squillaci – è che si proceda nella revisione della legge con il concorso, però, di tutte le forze politiche disponibili e con il coinvolgimento diretto degli operatori del settore del pubblico e privato sociale. È importante, inoltre, un confronto sostanziale su livelli educativi e di prevenzione”.

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