Procreazione assistita: ministero della Salute, “cresce in Italia la fecondazione eterologa”

Cresce in Italia la fecondazione eterologa. Lo si legge nella Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma), relativa all’attività di centri Pma nel 2016 e all’utilizzo dei finanziamenti nel 2017, trasmessa dal ministero della Salute quest’oggi al Parlamento. La relazione evidenzia che si conferma la tendenza secondo cui il maggior numero dei trattamenti di fecondazione assistita viene effettuato nei centri pubblici e privati convenzionati. Pur essendo di più i centri Pma privati, emerge che in essi si effettuano meno cicli di trattamento rispetto a quelli pubblici o convenzionati. Dal 2015 al 2106 – si legge nella relazione – aumentano le coppie trattate (da 74. 292 a 77.522), i cicli effettuati (da 95.110 a 97.656) e i bambini nati vivi (da 12.836 a 13.582). L’aumento è fondamentalmente correlato alla fecondazione eterologa e alle tecniche omologhe con crioconservazione di gameti. Diminuiscono, inoltre, le gravidanze gemellari e anche le trigemine, queste ultime in linea con la media europea nonostante una persistente variabilità fra i centri. La relazione presentata oggi in Parlamento conferma l’aumento progressivo delle donne con più di 40 anni che accedono alle tecniche di procreazione assistita. Sono il 35,2% nel 2016 – si legge nella relazione –, erano 20,7% del 2005, e resta costante l’età media delle donne che si sottopongono a tecniche omologhe a fresco: 36,8 anni. Nella fecondazione eterologa l’età della donna è maggiore se la donazione è di ovociti (41,4 anni). Dai dati raccolti dal ministero della Salute emerge che il maggiore ricorso alla “eterologa femminile” sia legato soprattutto all’infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna, e non per patologie specifiche. Le percentuali di successo delle tecniche omologhe restano sostanzialmente invariate. All’aumentare dell’età il rapporto tra gravidanze ottenute e cicli iniziati subisce una progressiva flessione mentre il rischio che la gravidanza ottenuta non esiti in un parto aumenta. Infatti i tassi di successo diminuiscono linearmente dal 23,9% per le pazienti con meno di 35 anni al 4,5% per quelle con più di 43 anni.

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