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Guerre: card. Parolin (Santa Sede), “si possono evitare se si lavora per la giustizia e per il bene comune”

“Quante guerre si sarebbero potute evitare e si potrebbero evitare, quante vite si sarebbero potute salvare e si potrebbero salvare, se si fosse lavorato e se si lavorasse di più e meglio per fare posto a Dio, per la giustizia, per la conoscenza reciproca tra i popoli, per la collaborazione, per il bene comune, il bene di tutti, il bene nostro ma anche quello degli altri”. Lo ha detto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ieri, nella solennità dei santi Ermacora e Fortunato, patroni dell’arcidiocesi di Gorizia, nell’omelia della messa che ha celebrato nella basilica di Aquileia. Soffermandosi sull’“odio del mondo”, il cardinale lo ha definito “l’altra faccia della rivelazione di Gesù e dell’elezione dei discepoli”. “In un certo senso – ha spiegato – è il segno che contraddistingue il discepolo fedele”. Quindi, il porporato ha rivolto l’attenzione all’“odio di cui il Vangelo ci parla” che “non è il frutto di una forma di paranoia religiosa”. “Il cristiano non ha manie di persecuzione, non vede nemici dappertutto, non accusa nessuno, non provoca nessuno, sa di essere egli stesso chiamato a continua conversione”. “L’odio, al contrario – ha precisato il card. Parolin -, è semplicemente ciò che rivela la ‘mondanità’ del mondo e di ciascun individuo rispetto al Vangelo: la sua chiusura, la sua distanza, la sua incomprensione, la sua diversa gerarchia di valori”. Infine, un ricordo dei due patroni di Gorizia, Ermacora e Fortunato, entrambi martiri. “Hanno portato una responsabilità pastorale e il peso della testimonianza di una vita di amore alla sequela di Gesù”.

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