Corte dei conti: l’emergenza demografica è la questione centrale anche per la finanza pubblica

“Nei prossimi anni, il bilancio pubblico sarà fortemente condizionato dall’invecchiamento della popolazione e dalle modifiche della struttura demografica. È un fenomeno i cui tratti essenziali sono noti da tempo, ma che, stando a nuove stime prodotte nelle sedi preposte (Istat, RGS, Commissione europea), potrebbe avere effetti sulla spesa per la protezione sociale (previdenza, assistenza e sanità) più acuti di quanto finora atteso”. Lo ha affermato il consigliere della Corte dei conti, Enrico Flaccadoro, illustrando il Rapporto 2018 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato questa mattina alla Camera. Per la previdenza, dal Rapporto della Corte dei conti è emerso “un quadro in chiaroscuro: chiaro con riferimento all’oggi e al futuro prossimo; meno nitido, e soprattutto meno favorevole rispetto a quanto si fosse usi a ritenere, con riguardo al lungo periodo”. Nelle nuove proiezioni, il rapporto spesa per pensioni/Pil aumenterebbe, rispetto alle valutazioni del 2017, tra i 2 e i 2,5 punti percentuali intorno al 2040. L’effetto sul rapporto debito pubblico/Pil risulterebbe marcato: un aumento di circa 30 punti nel 2070. “Le ragioni alla base del peggioramento – ha osservato Flaccadoro – sono da ascrivere alla minore crescita del Pil nel lungo periodo, a sua volta dovuta a fattori demografici e di produttività. D’altra parte, un dato è sufficiente a sottolineare le sfide che l’Italia dovrà vincere per guadagnare migliori prospettive di sviluppo: la prevista riduzione della popolazione, da qui al 2070, per circa 6,5 milioni di abitanti”.
Il messaggio della Corte dei conti, anche rispetto alla riforma/abolizione della legge Fornero è netto. Sono “da auspicare azioni in grado di favorire un aumento del tasso di natalità; gestire in maniera equilibrata i flussi migratori; stimolare la partecipazione al mercato del lavoro; rafforzare la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali”; allo stesso tempo “è essenziale preservare i miglioramenti di fondo che il sistema previdenziale ha realizzato in questi decenni” ed “è cruciale non creare debito pensionistico aggiuntivo”.

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