Ue: Moavero (ministro Esteri), “no a isolazionismo, serve europeismo consapevole”

(DIRE-SIR) – “Vedo male l’isolazionismo e atteggiamenti di puro ostacolo al lavoro dell’Europa. Cerchiamo di lavorare al meglio con ciò che abbiamo, facendoci portatori di proposte – anche eterodosse – per migliorare la situazione”. Ne è convinto Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, che illustra alle Commissioni esteri riunite di Camera e Senato le linee programmatiche del proprio dicastero. Moavero suggerisce un “europeismo consapevole”. Le vicende in corso nel Regno Unito, che si confronta sul tema Brexit, secondo il ministro insegnano che “si sa cosa si lascia, più difficile capire cosa si trova”.
“È indubbio che le divisioni in Europa si sono accentuate, non tanto tra Stati quanto tra gruppi di Stati” continua Moavero. “C’è un’Europa ‘gruppettara’ che non riesce sempre a trovare la via della cooperazione. Al contempo vedo l’asimmetria, non sempre comprensibile per i cittadini, in certe linee politiche europee: certi atteggiamenti invasivi nei comparti dell’economia, ma assenza poi su altri fronti come quello delle migrazioni. Nonostante questo non riesco a vedere alternative alla partecipazione attiva dell’Italia, anche per quanto riguarda il processo di integrazione dei Balcani occidentali”.
Sul piano economico “bisogna ridurre le asimmetrie”, dice Moavero. “Sulla proposta del bilancio 2021-2027 elaborata dalla Commissione è difficile esprimere un giudizio positivo e soddisfacente: bene l’aumento dei finanziamenti in innovazione tecnologica, coesione e agricoltura, nonché sfida migratoria. Ma la coperta è troppo corta, e questo rende difficile affrontare queste come altre sfide. Per superare il problema bisogna aumentare le entrate”. Quindi Moavero suggerisce l’aumento “dei fondi diretti da parte dei bilanci dei vari Stati”, nonché “forme di tassazione diretta a soggetti – operatori delle telecomunicazioni o in ambito finanziario, ad esempio – che oggi riescono a sottrarsi alle realtà tributarie di diversi Paesi dell’Unione”, superando così il principio garantito dai Trattati, secondo cui i sistemi fiscali variano da Stato a Stato.  (www.dire.it)

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