Perù: i vescovi chiedono un Paese “dove regni la giustizia” e ringraziano il popolo per le manifestazioni contro corruzione e femminicidi

“Per un nuovo Perù dove regni la giustizia” è il titolo della nota pubblicata ieri dalla Presidenza della Conferenza episcopale peruviana (Cep), presieduta da mons. Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo, in merito alla situazione sociale e politica del Paese, caratterizzata in questi ultimi giorni da manifestazioni di piazza contro alcune proposte di nuove tasse e contro i femminicidi, dopo l’uccisione di una donna, Eyvi Agrada. Sempre dei giorni scorsi sono le notizie delle dimissioni del ministro dell’Economia David Tuesta (rimpiazzato da Carlos Oliva), proprio a causa delle proteste di piazza, e la sospensione dal Congresso di Kenji Fujimori, figlio minore dell’ex dittatore Alberto. Il deputato, da tempo entrato in collisione con la sorella Keiko, è accusato di compravendita di voti, ma sulla votazione del Congresso pesa il rapporto con Keiko Fujimori, che controlla la maggioranza del Parlamento. In tale contesto, “la Presidenza della Conferenza episcopale peruviana, di fronte ai persistenti fatti che sconcertano e preoccupano il popolo peruviano” ha deciso di intervenire per “aiutare a costruire ponti di pace con tutti”.

In primo luogo, i vescovi riflettono sul fatto che “le misure economiche adottate nei giorni scorsi hanno causato giuste reazioni di protesta. Non si possono caricare con ulteriori tasse i lavoratori”, mentre “si mantengono esenzioni dalle imposte per imprese che per decenni e anche attualmente godono di grandi privilegi. Se si vuole che ci sia pace nel Paese, va abbandonata qualsiasi politica economica che colpisce il diritto dei più poveri”. Al tempo stesso, la Presidenza Cep invita la popolazione e in particolare i manifestanti “a non lasciarsi manipolare da persone infiltrate che realizzano atti violenti”.

Denunciano ancora i vescovi: “Le spese superflue in alcune istituzioni statali, così come l’impiego della burocrazia statale per favoritismi, costituiscono una presa in giro per la cittadinanza e mostrano chiaramente che queste istituzioni e molti dei loro membri vivono al di fuori della situazione sociale del Paese. Devono essere prese misure adeguate ed efficaci contro coloro che mantengono i legami con il narcotraffico e la corruzione”. Infine, la nota prende posizione sull’uccisione di Eyvi Agrada, un fatto “che sfida tutti, oltre alla nostra solidarietà per le donne vittime di femminicidio”, facendo proprie le parole di Papa Francesco che ha definito questa “una piaga che colpisce il nostro continente americano”. Perciò, riflette la Presidenza della Cep, “dobbiamo dare vita a una grande campagna educativa che ci aiuti a uscire dalla nostra mentalità machista”. La Chiesa è impegnata “a mettere in evidenza i diritti e la dignità della donna”. Conclude la nota: “Tutti questi fatti sono in relazione tra loro e ringraziamo il popolo, che manifesta pubblicamente il suo desiderio di una democrazia solida e trasparente, senza corruzione, con politici di alta qualità etica e morale, che difendono la vita, le donne e i più bisognosi”.

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