Assistenza e cura: Gandini (Cottolengo don Orione), “accogliere non una patologia ma una vita ferita”

“La risposta vera che diamo a chi entra nelle nostre case, a chi viene ad abitare qui, non è accogliere una patologia ma una vita ferita, come un anziano o un disabile che non può più stare a casa”. Lo afferma Davide Gandini, segretario generale del Piccolo Cottolengo don Orione di Genova, intervenuto al convegno “Le opere di misericordia nel tempo presente”, che si è svolto oggi a Pavia. Presenti i rappresentanti delle strutture orionine di tutta Italia. La parola chiave emersa è “prossimità”. “Da anni nelle case di don Orione si cerca di lavorare molto su di noi operatori e in tutto quello che si fa per rispondere a quello che era lo scopo originario – spiega Gandini -. Anche se oggi si vedono istituti socio-sanitari, don Orione non li aveva aperti per dare una risposta sanitaria, ma per dare accoglienza a chi non ne aveva da nessuna parte”. Quindi, il senso dell’impegno di queste strutture è quello di “dare accoglienza umana, voler bene e ridare speranza alle persone accolte. Solo che negli anni c’è stata anche un’evoluzione sanitaria”. Tra i temi al centro del convegno pure l’attenzione per l’umanizzazione della psichiatria, attraverso l’intervento dello psichiatra Eugenio Borgna. “Vogliamo continuare il cammino intrapreso di accogliere e sostenere la vita fragile delle persone nelle nostre case – conclude Gandini -. Vogliamo avere con loro una relazione di cura e di prossimità. Così l’operatore non è più il fisioterapista ma una persona di famiglia. Perché la dignità di una persona non è misurata in base alla patologia”.

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