Cristiani in Iraq: Sako (patriarca caldeo), “un piano pastorale per tornare ad essere sale, lievito e luce”

“Cristo nostro esempio e nostra speranza”: è il titolo del piano pastorale pensato dal patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael Sako, e contenuto in una lettera indirizzata ai vescovi iracheni caldei, preti e monaci, in occasione del ritiro annuale in corso (fino a oggi) nella capitale irachena e in vista del Sinodo caldeo di agosto (7-13) e del Sinodo dei vescovi sui giovani di ottobre, in Vaticano. Una vera e propria “road map” per condurre la Chiesa irachena fuori dalle secche dell’esodo, dell’irrilevanza politica e sociale in cui è caduta anche a causa delle guerre e per far riacquistare ai cristiani quella presenza e dignità che derivano loro dall’essere gli abitanti originari della nazione. Tornare ad essere “sale, lievito e luce” è il messaggio che Mar Sako lancia alla Chiesa che, scrive, “deve svolgere un ruolo proattivo nell’affrontare i gravi cambiamenti che sono accaduti e stanno accadendo in molti settori della società irachena, le sfide emergenti e le violazioni contro i cristiani. È dovere della Chiesa rafforzare la sua presenza”. Si tratta, per il patriarca, “di sviluppare una visione chiara, un progetto completo di coesistenza pacifica per garantire i diritti e l’uguaglianza dei cristiani; salvaguardare la loro vita, la loro eredità, terra, lingua, fede e tradizioni. Questo è l’unico modo per dare nuovo impulso ai cristiani perché restino su questa terra a continuare la loro missione”. Il Piano pastorale stilato dal patriarca si base su due cardini: “La formazione cristiana e il servizio della carità”. Per la formazione si sottolinea l’importanza anche dell’uso dei social media da sfruttare ai fini di una formazione adeguata, l’urgenza di programmi “che abbiano a che fare con un cristianesimo vissuto profondamente e lontano dalla superficialità e dalla routine”. Ne deriva la necessità di “organizzare corsi di Bibbia, di teologia, di pastorale; ritiri e campi estivi; visite e pellegrinaggi ai numerosi santuari e monasteri del nostro paese; pubblicare libri e riviste; istituire siti web; aprire biblioteche pubbliche oltre a scuole, istituti e università per diventare centri di illuminazione spirituale e umana”. Particolare rilievo viene dato anche al catechismo e alla cura della liturgia. Circa il servizio della carità il patriarca caldeo esorta, sulle parole di Papa Francesco, “ad aprire la porta dei nostri cuori e delle nostre Chiese ai poveri, siano essi sfollati, orfani, vedove, persone sole e anziane per aiutarli, come ha fatto Gesù e come stanno facendo gli organismi umanitarie internazionali e locali, come la Caritas”. Il Piano non trascura i cristiani di Ninive perseguitati dallo Stato islamico e ribadisce l’impegno della Chiesa a sostenere l’opera di “ricostruzione di case e dei villaggi per ridare ai loro abitanti la giusta dignità”. C’è anche un’esortazione “a rafforzare il ruolo delle donne e a creare investimenti e opportunità di lavoro”. Una mole di lavoro enorme che, secondo Mar Sako, richiede “un atteggiamento di preghiera, di unità interiore e di cooperazione tra clero e fedeli” coinvolgendo laici, uomini e donne. “Dovere della Chiesa – conclude – è cercare un partenariato efficace con i musulmani in particolare per quanto riguarda la difesa dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della convivenza pacifica, così da restare uniti contro l’odio e l’esclusione”.

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