Salute mentale: Nicolò (psichiatra), “servono più risorse umane altrimenti l’assistenza resterà monca”

Per lo psichiatra Giuseppe Nicolò, responsabile Dipartimento salute mentale Asl Roma 5 e membro del Tavolo sulla salute mentale istituito presso l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, solo con un’efficiente rete di servizi territoriali si può garantire adeguata assistenza domiciliare a chi soffre di patologia psichiatrica, ma in Italia circa il 65% della spesa per la salute mentale è ancora investito nelle strutture residenziali. Interventi efficaci, spiega in un’intervista al Sir, sono: “diagnosi precoce; trattamento farmacologico, psicoterapico e psicosociale; inserimento lavorativo immediato”. Di fronte a chi vorrebbe abolire il Tso, spiega: “E’ uno degli strumenti a nostra disposizione per trattare persone che ne hanno necessità ma lo rifiutano ed è anche un modo di costruire un rapporto con i pazienti”. Nicolò dirige due Rems a Palombara e una a Subiaco: “Nella nostra Asl abbiamo costituito, primi in Italia, un tavolo tecnico interistituzionale in cui gli ospiti delle nostre Rems, la Procura, il Tribunale di sorveglianza, il Garante dei detenuti e il Garante della libertà personale possono dialogare e trovare soluzioni comuni”. E sul futuro dell’assistenza psichiatrica questo il suo auspicio: “La psichiatria non è fatta di macchinari e nuove tecnologie, bensì di risorse umane. La legge Basaglia è stata una rivoluzione, ma se la psichiatria non viene ‘fornita’ di personale umano che eroghi trattamenti basati sulla relazione, soprattutto sulla presenza di persone, rimarrà una psichiatria monca”.

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