Società benefit: dall’indagine Altis-Università Cattolica emerge la necessità di un modello condiviso per la rendicontazione

Un’istantanea delle società benefit in Italia a due anni dall’introduzione della normativa nel 2016 è stata prodotta da Altis, l’Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso la realizzazione di una ricerca condotta in collaborazione con Gmc (Gemelli medical center), dal 2017 società benefit, che fa capo all’Università Cattolica, che gestisce l’Hospice Villa Speranza di Roma. La ricerca, che è stata presentata questa mattina a Milano, “ha delineato i trend di rendicontazione attualmente diffusi, anche con l’obiettivo – si legge in una nota – di comprenderne potenzialità e applicazioni concrete attraverso l’analisi di un caso specifico come quello di Gmc”. Nello studio è stato coinvolto un campione di 168 società benefit identificate attraverso i registri della Camera di Commercio.
“Secondo l’indagine sviluppata da Altis nel periodo marzo-maggio 2018, il miglioramento della reputazione aziendale – prosegue la nota – è uno tra gli elementi principali che spingono le imprese a diventare società benefit”. “La pubblicazione del report di impatto – vale a dire un bilancio consuntivo che rendiconta l’impatto generato da attività che hanno un risvolto sociale, a beneficio comune – favorisce inoltre la misurazione e la valutazione di un valore più ampio rispetto a quello esclusivamente economico e finanziario. Per il 48,7% dei rispondenti, il report di impatto è uno strumento reputazionale, mentre per il 41% è un supporto alla gestione e alla pianificazione: in particolare consente di razionalizzare gli obiettivi futuri e di sistematizzare le informazioni interne e le iniziative attuate (15,4%)”. La ricerca ha inoltre messo in evidenza “la necessità di studiare un modello condiviso per ridurre la molteplicità di modelli di rendicontazione utilizzati: il 47,4% ha infatti rendicontato con la metodologia B-Lab, il 21,1% con standard GRI e il 36,8% con criteri liberi”.
“Il report – ha spiegato Alessandro Tuzzi, responsabile delle attività di Beneficio comune di Gmc e vicedirettore dell’Università Cattolica – rende visibile e chiara la doppia anima dell’impresa: da un lato, un hospice con una mission di natura particolarmente delicata, dall’altro, un’azienda a tutti gli effetti, che deve dare conto agli stakeholder della propria sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

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