Scontri a Gaza: Save the Children, il 95% dei bambini presenta sintomi di grave sofferenza psicologica

Il 95% dei bambini di Gaza soffre di depressione, iperattività, predilezione per la solitudine e aggressività. Il 68% ha difficoltà a dormire mentre il 63% ha incubi notturni. Il 78% ha paura del rumore degli aerei. Sono alcuni dei dati rilevati da una nuova ricerca di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. Le recenti proteste finite nel sangue, la minaccia della guerra, la paura delle bombe, l’insicurezza costante causata dall’instabilità politica, sono la maggiore fonte di stress per i bambini ascoltati; il 60% dei famigliari ha dichiarato che tutto ciò sta avendo delle ripercussioni sui minori. Bambine e bambini, infatti, hanno affermato di essere “spaventati” o di sentirsi “insicuri” a causa della prospettiva di una guerra o dei bombardamenti che possono colpire loro e le loro famiglie. Tali timori hanno spinto alcuni di loro ad aver paura di dormire e a far fatica a prender sonno per “proteggersi dagli incubi”. Nonostante le enormi pressioni fronteggiate da molti bambini, la ricerca di Save the children, basata su un campione di 150 bambini intervistati, ha rilevato che la maggior parte di loro mostra ancora segni di resilienza: più dell’80% dice di poter parlare dei problemi con la famiglia e con gli amici e il 90% afferma di sentirsi supportato dai genitori. “Una significativa parte del senso di sicurezza provato dai bambini è legato alla stabilità che le famiglie sono state in grado di offrire, con oltre l’80% dei bambini che non si sentirebbe al sicuro lontano dai genitori” spiega Marcia Brophy, esperta in salute mentale di Save the Children in Medio Oriente. “Durante le ultime settimane in migliaia hanno visto il padre, la madre o un parente ferito o ucciso: una tale perdita di equilibrio a livello familiare, in un ambiente che è già caratterizzato dall’insicurezza, mette a dura prova la salute mentale dei bambini e costituisce una grave minaccia per i loro fragili meccanismi di difesa. Questo li espone a un alto rischio di stress tossico, la più pericolosa forma di risposta allo stress, provocata da una forte o prolungata esposizione alle avversità”. Negli ultimi dieci anni le famiglie di Gaza hanno affrontato difficoltà e incertezze: l’embargo imposto da Israele, così come i tre conflitti, hanno posto sotto enorme sforzo l’economia e i servizi essenziali. Il 90% dei famigliari intervistati ha affermato che l’embargo ha avuto un impatto sulla vita quotidiana loro e dei figli. Una carenza generalizzata di energia elettrica – la maggior parte delle famiglie ha poche ore di corrente al giorno – è stata citata come il fattore negativo maggiore, con un impatto sul 60% dei bambini. I minori hanno spesso espresso “rabbia” rispetto al taglio dell’energia elettrica o hanno detto di sentirsi ansiosi, soli e come “se nessuno fosse con loro” durante la notte, a luci spente. La maggiore preoccupazione dei familiari, invece, è nella deteriorata situazione economica, con quasi la metà degli intervistati che la riconosce come principale fonte di stress o paura. Negli ultimi 15 anni il tasso di povertà è salito dal 30% a oltre il 50%, la disoccupazione è passata dal 35 al 43% e ora è al 60% tra i giovani. Meno di 20 anni fa il 96% delle persone aveva acqua potabile, mentre ora il 93% non ne ha affatto. Scorte di medicinali e cibo scarseggiano e sono costosi e i permessi per lasciare Gaza per ricevere cure sono sempre più difficili da ottenere.

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