Immigrazione: don Pangallo (Caritas Reggio Calabria), “è possibile un Mediterraneo unito, un’apertura nel rispetto delle norme”

(da Reggio Calabria) “Ci siamo resi conto che questo era un fenomeno essenziale e come Chiesa dovevamo esserci”. Lo ha detto don Nino Pangallo, direttore della Caritas di Reggio Calabria-Bova, intervenendo al Coordinamento nazionale immigrazione di Caritas Italiana, in corso nella città dello Stretto. Durante l’incontro è stato presentato il lavoro della Caritas reggina, impegnata a fronteggiare i numerosi sbarchi di migranti sulla costa. “La città è stata interessata dal fenomeno – ha detto don Pangallo – è stata, come altre città anche della Sicilia, un punto di passaggio più che di accoglienza residenziale e stabile. Nello spazio di un anno e mezzo 60mila persone sono passate da qui”. Numeri che hanno messo in moto una macchina organizzativa. “Come Chiesa ci siamo sentiti interpellati e tante associazioni di ispirazione cattolica si sono messe insieme formando il Coordinamento ecclesiale sbarchi, così da presentarci uniti. Abbiamo prestato servizio di volontariato riconosciuto anche dalla Prefettura soprattutto con una attenzione ai casi più vulnerabili, delle donne vittime di tratta e dei minori. Da questa esperienza 90 minori non accompagnati sono stati ospitati in 6 strutture di ispirazione cattolica”. Per don Pangallo, “è importante dare segnali di apertura e di buona accoglienza, ci sono delle buone pratiche e bisogna moltiplicarle”. “Come Caritas e come Chiesa locale – ha concluso – diamo un segnale che è possibile un Mediterraneo unito, un’apertura nel rispetto delle norme, dei trattati, responsabilizzando di più la comunità europea”.

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