Guatemala: eruzione vulcano provoca finora 69 vittime. La diocesi di Escuintla allestisce tre centri d’accoglienza nelle parrocchie

È al momento di 69 vittime e quasi due milioni di persone coinvolte il bilancio dell’eruzione del Volcán de Fuego, in Guatemala (il vulcano, alto oltre 3.700 metri, si trova circa 35 chilometri a sudovest della capitale, Città del Guatemala). L’eruzione è stata improvvisa: un’esplosione di gas, fumo e ceneri, nella notte tra domenica e lunedì, ha oscurato il cielo ed è rapidamente caduta sul territorio circostante, densamente abitato, creando un effetto simile a quello di Pompei. Alcuni centri sono stati praticamente sepolti dalle ceneri. Sulla situazione è intervenuta ieri la diocesi di Escuintla, la più interessata dal disastro, con una nota firmata dal vescovo, mons. Victor Hugo Palma Paúl: “Chiediamo alle autorità governative locali e nazionali di proseguire nel prestare i servizi che sono loro propri. In molti casi abbiamo riscontrato prontezza e impegno civile. È importante non restare a metà del cammino e prestare attenzione a migliaia e migliaia di persone colpite a Escuintla, Chimaltenengo y Secatepéquez”.

Il Volcán de Fuego è noto per la sua attività di tipo stromboliano, ma quello che si è verificato in questi giorni è il fenomeno più grave da diversi anni a questa parte. Intanto la Chiesa sta facendo la sua parte e si è subito mobilitata, attraverso le parrocchie e la Caritas, privilegiando coloro che hanno perso la loro abitazione e si trovano improvvisamente senza un tetto. Sono stati allestiti tre centri di accoglienza a chi ha perso la casa o le sue proprietà in tre parrocchie. Inoltre, la sede della Caritas diocesana di Escuintla fa da riferimento come “centro di raccolta specialmente per medicinali, vestiti e alimenti, e soprattutto per acqua potabile”, il prodotto di cui c’è attualmente maggiore necessità. Una colletta sarà effettuata in tutte le parrocchie della diocesi domenica 10 giugno. “La zona colpita nella regione di Escuintla, specialmente le località di Los Lotes ed El Rodeo, oltre a altri piccoli villaggi – spiega mons. Palma -, è densamente abitata da agricoltori, piccoli proprietari terrieri, coltivatori di caffè, ortaggi e frutti. La densità abitativa ha favorito la gravità della catastrofe”.

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