Governo: Conte, sarò il “garante” dell’attuazione del “contratto” per il “governo del cambiamento”

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha presentato oggi al Senato le dichiarazioni programmatiche su cui poi verrà votata la fiducia. Un discorso di un’ora e dieci, probabilmente uno dei più lunghi in circostanze analoghe, in cui ha ripercorso gran parte dei punti in cui si articola il “contratto” su cui è stato costruito l’accordo di maggioranza tra M5S e Lega. Dopo aver ricordato le prerogative che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio, Conte ha parlato di sé in termini di “garante dell’attuazione del contratto per il governo del cambiamento”. E intorno alla parola “cambiamento” ha incentrato tutta la prima parte del suo discorso programmatico. Cambiamento rispetto alle tradizionali categorie politiche di destra e sinistra – e qui il premier ha dato una lettura in chiave positiva delle categorie di populismo e di anti-sistema – e cambiamento, anzi, “cesura” anche rispetto alle “prassi istituzionali che sin qui hanno accompagnato la storia repubblicana”, un “cambiamento radicale del quale siamo orgogliosi”, ha sottolineato.
Sul piano del metodo, il cambiamento implicherà un impegno su tre fronti: “ascolto”, “esecuzione” e “controllo”, che Conte ha definito “i tre pilastri dell’azione di governo”. Sul piano dei contenuti, che poi ha sviluppato nella seconda parte del suo intervento, il presidente del Consiglio ha indicato nella prima parte una sorta di programma minimo, quello che consentirebbe ai cittadini di percepire – sono le sue parole – che “il vento nuovo non ha soffiato invano”. Conte ha parlato di “salario minimo orario”; di “reddito di cittadinanza e reinserimento al lavoro”; di “diritto a una pensione dignitosa”, di “tasse eque” pagabili con semplicità; di “riduzione del debito pubblico” mediante la crescita e non con misure di austerità. Il cambiamento proposto dal governo, sempre secondo le parole del premier, passa anche attraverso una giustizia “rapida ed efficiente”, con strumenti come la “class action”, l’“equo indennizzo” per le vittime di reati violenti, il “potenziamento” della legittima difesa. “Metteremo fine al business dell’immigrazione”, ha poi aggiunto Conte, rilanciando uno slogan usato nella polemica pubblica, soprattutto dalla Lega, e ha inserito tra i propositi del governo anche l’introduzione del “daspo” per i corrotti e dell’agente sotto copertura, sempre nel campo della lotta alla corruzione. L’elenco degli impegni che il presidente del Consiglio ha enucleato dal “contratto” prosegue con le misure destinate ai “cittadini diversamente abili”; con il taglio del “legame” tra politica e sanità “per rendere quest’ultima efficiente su tutto il territorio nazionale”; con l’aumento di “fondi, mezzi e dotazioni” per la sicurezza nelle città; con una “adeguata attenzione per le famiglie, specialmente quelle in difficoltà”.

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