Beni culturali ecclesiastici: don Pennasso (Cei) al Sir, “la giornata odierna costituisce l’avvio di una progettazione nuova”

“Gli Stati generali dei beni culturali e l’edilizia” odierni costituiscono “l’avvio – per molti la continuazione – di una progettazione nuova, che non sia frutto soltanto di istanze all’ultimo minuto che rischiano di non pagare nel tempo perché rispondono semplicemente a urgenze talvolta non così cogenti”. Lo dice al Sir don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei, stilando un sintetico bilancio a caldo della Giornata nazionale Bce “Dalla conoscenza alla progettazione per la gestione del patrimonio” appena conclusasi. All’appuntamento, spiega, hanno preso parte gli incaricati per i beni culturali “inviati dai vescovi, che lo scorso maggio hanno approvato nuove Disposizioni relative alla concessione di contributi finanziari della Cei per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e Regolamento attuativo, per capire le novità e poterle applicare in diocesi”. “Tornato a casa – sintetizza con una battuta -, se fossi un incaricato andrei dal vescovo e gli direi che dobbiamo elaborare un progetto culturale nel quale il patrimonio di biblioteche, archivi, musei e le nostre chiese, tutto ciò che serve per la pastorale, deve essere messo a sistema. Lo dobbiamo guardare nell’insieme e scegliere ciò che è più importante per la pastorale del vescovo e per la diocesi, e di lì progettare e sostenere con somme dell’8×1000, delle nostre diocesi, delle singole parrocchie o istituti”. Per il direttore dell’Ufficio Cei, “è un discorso culturale e pastorale legato alle finalità del patrimonio: esercizio del culto, carità e sostegno economico dei sacerdoti. Queste tre finalità proprie, condivise sia dallo Stato italiano sia dalla Chiesa cattolica che è in Italia, diventano per noi le tre strade maestre”. Don Pennasso si sofferma inoltre su ciò “che i vescovi già esprimevano nel 1992 in modo chiaro ma che oggi è consapevolezza anche nel mondo laico: l’importanza del patrimonio immateriale che dovrebbe aiutarci a capire chi siamo e perché i nostri vecchi ce l’hanno consegnato affinché oggi e domani possiamo essere quello che loro sono stati nella tradizione di fede, nelle feste popolari, nella costituzione del bello che aiuta a cercare il bene”.

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