Travel Ban: vescovi Usa, “delusi” dalla sentenza della Corte suprema

(da New York) “Delusi”. I vescovi statunitensi usano quest’espressione nel commentare la sentenza della Corte suprema che ammette il divieto di ingresso negli Usa di sette Paesi a maggioranza islamica, voluto dalla presidenza Trump e che era stato contestato dal Tribunale statale delle Haway. “Il Travel Ban ha preso di mira uno specifico gruppo religioso definendolo illegale e questo è contrario al principio di neutralità che il nostro Paese attua nei confronti delle fedi”, hanno dichiarato congiuntamente il vescovo Joe S. Vásquez, presidente della Commissione per le migrazioni nella Conferenza dei vescovi, e l’arcivescovo Joseph E. Kurtz, presidente del Comitato per la libertà religiosa. In 38 pagine i vescovi, assieme a Catholic Charities Usa e al Catholic Legal Immigration Network, Inc., spiegano le ragioni del perché sono intervenuti su un fronte opposto a quello presidenziale, ricordando tra l’altro che gli Usa sono nati proprio da persone che sfuggivano a una persecuzione per le loro convinzioni di fede e il primo emendamento sulla garanzia della libertà di fede, nacque proprio da quest’esperienza dolorosa. “Questa sfacciata discriminazione religiosa è ripugnante per la fede cattolica, per i valori fondanti americani e per la stessa Costituzione degli Stati Uniti perché è una minaccia alla libertà religiosa che una Corte non può tollerare. La Chiesa cattolica non siederà in silenzio mentre altri soffrono a causa della loro religione”, si legge in alcune delle pagine. “La Chiesa cattolica – continuano poi i due vescovi – prende una posizione forte contro la discriminazione religiosa contenuta in questa norma”. In conclusione la Conferenza episcopale ribadisce che “continuerà a difendere i diritti delle persone di tutte le fedi e a servire migranti e rifugiati”.

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