Consiglio europeo: card. Bagnasco (Ccee), affrontare la questione migratoria “con una coscienza molto più umana e cristiana”

“Mantenere la questione delle assegnazioni e delle distribuzioni nelle possibilità dei singoli Paesi ma con una coscienza molto più umana e cristiana”. E’ quanto chiede il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), al Consiglio europeo in merito al difficile dibattito che è cominciato questa mattina a Bruxelles sulla questione delle migrazioni e degli arrivi sulle coste europee di barconi e navi dall’Africa. “Non è una spartizione”, chiarisce subito l’arcivescovo: “E’ chiaro che ogni nazione europea deve sentirsi insieme e individualmente corresponsabile. Non è un fatto dell’Italia o della Spagna. E’ un fenomeno che ci riguarda tutti. Un fenomeno umanitario che è destinato a non cessare almeno a breve, per i motivi che tutti sappiamo: guerre, persecuzioni, fame. Bisogna che l’Europa senta di più proprio questo fatto!”. “Quota è una brutta parola, una pessima parola”, aggiunge Bagnasco. “E’ chiaro che da un punto di vista organizzativo e logistico è necessaria, lo ricorda anche il Santo Padre. Ma questo aspetto deve essere affrontato non come si dividono i prodotti. E’ tutto un altro atteggiamento. Il ‘tocca di più a te e meno a me’ è un modo di dire e di fare che mostra che non c’è coscienza unitaria. Deve essere superato”. Da qui l’auspicio del cardinale al Consiglio europeo che si è aperto oggi: “Auspico al Consiglio europeo in questo momento tanto delicato e importante un duplice augurio. Il primo è che cresca sempre di più la consapevolezza dello stare insieme per le sfide di questo momento storico, a partire dai migranti. La coscienza europea deve crescere nella necessità di camminare insieme. Il secondo auspicio è quello di credere di più in se stessa. L’Europa deve credere di più in se stessa, alla luce della sua storia, non tagliando l’alveo ideale, spirituale, morale e religioso e in particolare cristiano da cui è nata e a cui si è sempre ispirata. Come dice il Santo Padre, l’Europa ha bisogno di camminare insieme. E’ una via di non ritorno”. Il presidente del Ccee, parla anche di “un’Europa più leggera e quindi più efficace”. “Più leggera – spiega – vuol dire più rispettosa delle culture, delle storie e delle identità delle varie nazioni. E più efficace significa che quanto più l’Unione europea sarà vicina e materna tanto più i popoli si affezioneranno a questo camminare insieme. Viceversa una burocrazia troppo pesante, talvolta persino arrogante certamente non aiuta la partecipazione”.

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