Sanità: Rotelli (San Donato), “attesa per diagnosi e cure aumenterà, migrazione verso il privato”

“Restiamo il Paese più sano al mondo. Ma spendiamo poco in sanità e la domanda aumenta, così come il malcontento della gente. Come finirà? Che l’attesa per ricevere diagnosi e cure aumenterà. E che molta gente si rivolgerà al privato puro, con un conseguente aumento della spesa privata”. Lo ha detto Paolo Rotelli, presidente del Gruppo ospedaliero San Donato, intervenendo alla festa di Avvenire a Matera ieri sera, nella giornata dedicata alla sanità. “Spendiamo meno del 6,8% e lo Stato continuerà a disinvestire – ha aggiunto -, tanto che la soglia attuale si abbasserà ulteriormente”. Rotelli, a 28 anni a capo del più grande gruppo ospedaliero italiano, ha posto all’attenzione il modello francese. “Dopo le elezioni in Francia – ha spiegato -, il presidente della Repubblica ha fatto il contrario del predecessore Hollande, rifinanziando il sistema sanitario nazionale, pubblico e privato insieme”. Sono tanti i pazienti meridionali che raggiungono le strutture del Gruppo San Donato, che può contare su 18 ospedali in Lombardia ed Emilia Romagna, ma – secondo Rotelli – non è ancora il momento di aprire un “San Raffaele 2” nel Mezzogiorno. O meglio, ammette: “Se ci facessero fare un ospedale da 500 posti e ci dessero le stesse tariffe del pubblico, con un diritto di avere un’università e un finanziamento per la ricerca scientifica, io lo apro subito”. Ma questo non vuol dire che le sinergie con il Sud non ci siano già: “Per esempio – ha osservato – la collaborazione con la Cooperativa sociale lucana Auxilium, che in Gsd opera da anni nella gestione degli ausiliari e del personale infermieristico, si è rivelata estremamente soddisfacente in termini di qualità ed efficienza”.

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