Salute: al Policlinico Gemelli la presentazione dei progetti umanitari avviati dall’Auci in Mozambico

“Mozambico e Roma: una missione umanitaria”. È questo il titolo dell’incontro, in programma domani, giovedì 28 giugno, alle 11, nella hall del Policlinico Gemelli di Roma. Un incontro che nasce con l’obiettivo di far conoscere i progetti e le missioni umanitarie in Mozambico sostenute dall’Auci, l’Associazione universitaria per la cooperazione internazionale collegata alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università cattolica e la Comunità di san Frumenzio di Roma. “La relazione tra il Mozambico, in particolare tra la capitale Maputo, e Roma è andata crescendo nel tempo coinvolgendo, gradualmente, diversi attori – spiega Pasquale De Sole, già docente dell’Università cattolica e tra gli animatori dell’Auci. Gli inizi risalgono a più di un quarto di secolo, quando la parrocchia di San Frumenzio ai Prati Fiscali (Roma) ha stretto un gemellaggio con la diocesi di Maputo in quanto titolo presbiterale dell’arcivescovo della stessa, il card. Alexandre Josè Maria Dos Santos. Gemellaggio che si è concretizzato con la realizzazione di una missione permanente in una piccola località della diocesi, Mafuiane, prendendosi carico delle fasce più deboli della popolazione: diverse centinaia di bambini delle scuole elementari di Mafuiane e villaggi limitrofi, giovani mamme, anziani e ammalati di Aids”. Da allora ad oggi la missione si è allargata negli ultimi cinque anni ad altre comunità parrocchiali (Sant’Ugo e Santa Giulia), è nata una collaborazione stretta con l’Auci, con cui sono stati avviati tre progetti: la ristrutturazione del centro di salute di Mafuiane e la costruzione di un centro pediatrico nella stessa località, un progetto agricolo con impianto di irrigazione goccia a goccia, e un progetto di servizio civile che da tre anni vede la presenza di due ragazzi per anno, impegnati attivamente nelle attività progettuali e nella vita della comunità locale. “L’aspetto più importante di questa esperienza pluriennale – conclude De Sole – è proprio la partecipazione “comunitaria” di diverse realtà romane, ognuna con il suo specifico compito, per creare “ponti” e abbattere “barriere” mentre il vento che soffia in questo momento in Europa sembra spirare in tutt’altra direzione”.

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