Giovani: Bignardi (pedagogista), “dal Sinodo decisioni affinché la Chiesa possa essere interlocutrice significativa per il mondo giovanile di oggi”

(da Assisi) “È importante che sia il Sinodo dei vescovi sui giovani e mi auguro che sappiano prendere qualche decisione che riguardi la Chiesa, non i giovani. Che riguardi una Chiesa che possa essere interlocutrice significativa per il mondo giovanile di oggi”. È l’auspicio espresso questa mattina da Paola Bignardi, pedagogista, già presidente dell’Azione Cattolica italiana, al termine del suo intervento ad Assisi alla 68ª Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Centro di orientamento pastorale. Oggi “c’è una Chiesa che aspetta che i giovani entrino che è diverso dal dire che c’è una Chiesa capace di riconoscere i segni dei tempi che i giovani potrebbero rappresentare. I giovani – ha notato – sono uno dei segni del nostro tempo che chiede alla Chiesa dei cambiamenti molto profondi non solo nei suoi metodi ma anche sulla reinterpretazione di ciò in cui crede”.
Nella sua relazione, la pedagogista ha evidenziato che “quando comincia la stagione delle domande di senso, i giovani hanno già tagliato i ponti con la comunità ecclesiale. Quindi le domande di fondo le affrontano da soli” così come “la formazione religiosa i giovani la affrontano in una condizione di isolamento, di mancanza di dialogo”. Per i giovani, “in questa solitudine – ha notato – emerge una figura di Dio molto individuale, lo pensano dentro la relazione che hanno con Lui”. Secondo Bignardi, “per molti giovani la questione religiosa è come brace sotto la cenere, non sono una generazione incredula”. E rispetto alla domanda “A che cosa è servito il catechismo?”, ha rilevato come questo “ha dato ai giovani un bagaglio di conoscenze e di prospettive, a cui attingono al bisogno e in modo soggettivo” ma da quella esperienza “non hanno ricevuto una comunità. Hanno ricevuto informazioni non legate in un’esperienza di comunità”. E quando “è ripartita una ricerca di fede” questo è avvenuto “quando il giovane ha incontrato persone interessanti e interessate a lui”. “La domanda religiosa – ha proseguito – non solo è presente nei giovani ma è una chance in questo momento. Le loro critiche, il loro modo ruvido di contestare più o meno esplicitamente il mondo religioso è il segno di una ricerca di una fede che, certo, non è quella che hanno trasmesso loro genitori o nonni ma trova radici nella vita e nelle domande personali”.
Bignardi ha anche sottolineato che “la questione della fede dei giovani riguarda tutta la comunità cristiana ed è la questione del futuro delle comunità, della loro qualità”. E ha suggerito un esame di coscienza sulla “qualità umana delle nostre comunità”. Si tratta di “accogliere e accompagnare la generazione giovanile di oggi” anche con una “pastorale meno strutturata, ma più flessibile”. Di fronte “alla crisi di valori umani che va al di là della politica”, “alla crisi di umanità”, per Bignardi “l’educazione e il Vangelo diventano l’annuncio di un modo diverso di interpretare la nostra umanità. In un tempo di crisi così profonda delle relazioni tra le persone, la testimonianza della comunità cristiana è quella di rendere più radicale l’esperienza di fraternità che si vive”.

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